La Brigata è pronta a tornare a Herat
I “sassarini” partecipano da domani all’esercitazione interforze anti Isis: nel 2016 potrebbero tornare in Afghanistan
SASSARI. La Brigata Sassari è pronta a tornare in Afghanistan. Niente di ufficiale, ma è quello che a cui starebbe pensando e lavorando il ministero della Difesa dopo l’annuncio del Governo dei giorni scorsi. A differenza di quanto previsto - ha detto il presidente del Consiglio Matteo Renzi - i soldati italiani resteranno a Herat anche nel 2016, come hanno chiesto all’Italia in maniera pressante l’Alleanza Atlantica e gli Stati Uniti.
E della fase di preparazione della “Sassari” farebbe parte anche la maxi esercitazione anti Isis “Trident Juncture” della Nato, che comincerà domani in Italia. La Brigata Sassari sarà presente infatti a Capo Teulada, dove sarà impiegato un battaglione bersaglieri e una compagnia del Genio. Saranno circa mille i militari italiani impegnati, cui si aggiungeranno 500 stranieri (Albania, Stati Uniti, Ungheria, Germania e Spagna). Sono invece una quarantina i Paesi ancora presenti con proprie truppe in Afghanistan, eppure l’appello a restare anche nel 2016 è rivolto essenzialmente agli italiani e ai tedeschi. E tra gli italiani - la cosa è risaputa - particolarmente apprezzati sono i “Dimonios”. Durante la lunga missione a Herat la Brigata Sassari ha lavorato infatti in mezzo alla popolazione, ricevendo diversi attestati di stima, ha contribuito all'accrescimento dell’autonoma capacità di controllo del territorio da parte dell'esercito e della polizia locale e ha assicurato la consulenza alle forze afghane, specialmente in occasione delle elezioni presidenziali del 5 aprile e del turno di ballottaggio del 14 giugno dello scorso anno. Ma i “sassarini” hanno anche partecipato attivamente alla realizzazione degli oltre mille progetti che il contingente italiano ha realizzato nei nove anni di permanenza in Afghanistan, per un investimento pari a circa 46 milioni e mezzo di euro stanziati dal ministero della Difesa. Un ritorno dei Dimonios a Herat appare dunque molto probabile, anche se è difficile al mometo avere delle conferme. La missione italiana - chiunque sia chiamato a sostituire la Brigata Aosta attualmente in Afghanistan - costerà allo Stato italiano 150 milioni di euro all’anno. Altri 120 milioni (come da impegni presi nel summit Nato di Chicago nel 2012: ma a quel tempo l’Italia era sicura di rientrare nel 2014) lo Stato li utilizza per pagare gli stipendi dell’esercito afghano, e Roma vorrebbe concentrare quei soldi sul Mediterraneo, che è la nuova vera priorità. Se mai partisse la missione di “peace keeping” in Libia, poi, uomini e mezzi sarebbero chiamati a un nuovo impegno gravoso. Per ora c’è di certo che i “Dimonios” da domani saranno coinvolti a terra nei “giochi di guerra” previsti sui cieli tra la Sicilia, la Sardegna e la Toscana. Saranno impiegati 5 elicotteri, di cui tre Mangusta, una batteria di artiglieria che farà attività con quella statunitense. L’operazione interforze prevede interventi aerei ma - è stato assicurato - non ci sarà sgancio di materiale sul poligono di Capo Teulada, neanche munizionamento inerte, solo passaggi in cielo. La Marina avrà una fregata, un’unità della classe San Giusto, un’unità di fucilieri che sarà impegnata in attività anfibia nell’area riferita a Capo Teulada.
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