Gaffe e polemiche, 18 mesi vissuti pericolosamente
SASSARI. Il giorno del giudizio non finisce più. È sempre Salvatore Satta a materializzarsi nel destino di Francesca Barracciu. L’ex sottosegretario dà il suo addio al governo nel giorno più...
SASSARI. Il giorno del giudizio non finisce più. È sempre Salvatore Satta a materializzarsi nel destino di Francesca Barracciu. L’ex sottosegretario dà il suo addio al governo nel giorno più difficile della sua brillante ascesa politica. Rinuncia all’incarico dopo il rinvio a giudizio. E questa forse è una novità nella politica in Italia. Tanti colleghi di partito nella sua stessa condizione tengono ancora stretta la poltrona come un salvagente nella tempesta.
Liberazione. Ma forse per Francesca questo addio è quasi una liberazione dopo un anno e mezzo vissuto pericolosamente. Dalla sua nomina a sottosegretario, febbraio 2014, fino a ieri. Un giro infinito dentro gli ingranaggi del tritacarne mediatico.
Salvatore o Sebastiano. Lei ci mette del suo. Nel dicembre del 2014 viene invitata a Nuoro per celebrare i 100 anni dalla morte del poeta Sebastiano Satta. Il sottosegretario alla Cultura parla di Salvatore Satta, l’autore del Giorno del giudizio. Nel suo intervento nomi e opere dei due letterati nuoresi vengono miscelati in una sfortunata performance. In sala è gelo. Lei si giustifica e viene salvata dal suo addetto stampa che si prende le colpe dell’errore. Ma il piccolo inciampo cultural-diplomatico è come benzina sulla polemica cibernetica. Sul web la Barracciu diventa un bersaglio perfetto. Lei affronta tutti gli oppositori, costante di quasi tutte le sue battaglie sulla rete. E per la prima volta incrocia i guantoni telematici con la scrittrice Michela Murgia che accusa il sottosegretario di avere scaricato le colpe sul suo addetto stampa. Lo scontro finisce per essere un poco nobile scontro con accuse di reciproche miserie.
Lo stop. Ma è solo il primo di una serie di scontri. La Barracciu sceglie la via del silenzio. Abbandona i social per alcuni mesi. Si inabissa, giusto un tweet per difendere il sito sull’Expo Verybello, poi nulla.
Lavora per valorizzare i giganti di Mont’e Prama. Asfalta in un rapido duello su twitter Mauro Pili che ne chiede le dimissioni. Lei risponde con un hashtag cattivello #menopilipertutti. Ma sembra avere trovato una certa serenità nell’uso dei social. Resiste con la calma di un bonzo tibetano alla ferocia del popolo del web che segue l’evoluzione dell’inchiesta sui fondi ai gruppi e la bersaglia sui social e ne chiede le dimissioni.
Prova d’attore. Ma a marzo del 2015 ci ricasca. E questa volta lo scontro finisce su tutti i media nazionale. Francesca incrocia la tastiera con l’attore Alessandro Gassmann, non proprio un estimatore del governo Renzi. La scintilla è offerta dal caso Lupi, ma a finire sbranata nella polemica è proprio lei. Il ministro alle Infrastrutture finisce in una vicenda di appalti pilotati, non è indagato, ma si dimette. Gassmann, spirito da capopopolo, propensione da smanettone di twitter, uno che ha twittato 27mila messaggi, attacca il governo. Saluta i suoi seguaci, follower, con un collage. Le foto dei 4 sottosegretari con avviso di garanzia e un cattivello: «Uno per tutti, tutti per uno... Buona giornata con gli indagati che non mollano la poltrona...». La prima carezza. Ritende l'arco scrive e preme invio: «@Barracciu sottosegretario, intanto che chiarisce, lasci la poltrona pagata da noi? Grazie». La sottosegretaria si infiamma, prende il cellulare e tuona: «@Gassmann chiarirò tutto a fondo. Lei intanto che impara fare attore, può evitare far pagare biglietto cinema per i suoi "film"? grazie». Dinamite mediatica che scatena il caos. Parte il tiro al bersaglio. Luca Bizzarri, il comico del duo Luca e Paolo, la regista Francesca Archibugi, il deputato 5 Stelle Alessandro Di Battista, tutti le dedicano un tweet al veleno. La sottosegretaria ci ripensa e chiede scusa. Gesto che non placa la furia del web. Per la povera Francesca un'altra giornata da cyber-incubo.
Senso lato. La sottosegretaria sembrava avere disattivato i social per sempre. Ma l’attrazione fatale per la polemica la tradisce un’altra volta. I dipendenti del ministero fanno assemblea e il Colosseo resta chiuso. Lei twitta: «Assemblea sindacale che danneggia centinaia di turisti paganti che dedicano un giorno di ferie al #Colosseo e decine di guide turistiche è un reato!». Solita valanga di critiche. Lei risponde «reato in senso lato». Ma era meglio lasciar stare. Anche in questo caso la polemica è immediata e devastante. Con l’immancabile attacco di Michela Murgia e la new entry di un altro opinionista di livello Flavio Briatore. Che come tutti gli altri se la prende con la sottosegretaria. E anche ieri davanti a un gesto forte come le dimissioni la Barracciu raccoglie solo critiche.
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