Sanna: l’unica salvezza? Sei mesi di rinvio
Il sindaco di Sassari: «Capisco le paure del governatore ma nessuno vuole resuscitare le Province»
SASSARI. Un rinvio fino a giugno 2016, lo stesso che l’Anci chiederà a livello nazionale per l’applicazione del ddl Delrio, che già mostra più di una smagliatura. Mesi necessari per avviare con i territori una reale fase istruttoria della riforma degli Enti Locali, «che di fatto non è nemmeno iniziata».
Mira al sodo il sindaco di Sassari Nicola Sanna, fresco di congresso nazionale Anci al Lingotto e di confronto con le “medie città” italiane. Si smarca dalla tentazione della guerriglia d’aula «perché alla fine in Pigliaru e nella giunta non posso che avere fiducia», apre ai colleghi olbiesi immaginando «un’area metropolitana del nord policentrica e sinergica, senza nessuna sudditanza». E anche alle zone interne: «Perché hanno un canale dedicato di finanziamenti europei. E quindi perché non pensare a un’area vasta che unisca Nuoro e Oristano in un articolazione a tre della Sardegna». Ma soprattutto lancia un chiaro messaggio ai naviganti: «Per 70 anni nella spartizione delle risorse dell’Isola Cristo si è fermato a Sanluri. Questa è una prassi che ha messo in ginocchio la Sardegna intera. Non possiamo permettere che si perpetui, o che peggio diventi norma».
Fiducia in Pigliaru insomma, e nella sua voglia di aprire almeno il tavolo delle trattative. Magari spinto dalle crepe che intorno a lui si stanno aprendo. Speranza nel rinvio, che magari prima arriverà a livello nazionale. Ma anche decisione massima a tenere il punto, costi quel che costi. Con «i territori che si devono unire in una fase non solo di rivendicazione ma di vera proposta – sottolinea Sanna – perché il progetto di Erriu ha criticità enormi, che non risolvono una serie di problemi. E punti che cozzano anche con il quadro nazionale oltre che con la specialità della Sardegna che non si può certo ridurre al quadro attuale ma va cercata nella sua lunga e complessa storia».
L’uomo da convincere è solo uno: il presidente della Regione. Che della riforma degli Enti locali ha fatto un punto qualificante della legislatura. «Io posso capire – spiega Sanna – la sua paura che le Province appena abolite possano rientrare dalla finestra. Ma non è quello che nessuno vuole. Qui si tratta di creare un ambito ottimale di governo che duri decenni. Che permetta a tutti i territori di aprire un canale disintermediato con Roma e con Bruxelles, cosa che ora potrebbe fare solo la città metropolitana di Cagliari. E allo stesso tempo unirsi in una Regione più forte e rappresentativa. Una Cagliari che gestisce il piano regionale, metropolitano, e poi territoriale è poco utile oltre che credibile. Un unione dei Comuni che si occupa di problemi di area vasta appare inadeguata. Unioni di diverso peso o grandezza finirebbero queste sì per innescare furiose lotte di campanile».
La via di uscita? «Ce n’è più di una – spiega Sanna –. Per assurdo allo schema attuale sarebbe preferibile una Isola metropolitana. Una divisione a tre, con due aree metropolitane a nord e sud e un’area vasta delle zone interne al centro per me è l’idea migliore».
Migliore non vuol dire però praticabile, almeno politicamente. «Per facilità di ragionamento prendo su di me le colpe di una classe politica forse distratta, forse in altre liturgie impegnata, che poco e tardi si è davvero interessata della Riforma in discussione. Ma comunque il tempo andrà trovato. E sono sicuro che Pigliaru lo troverà».
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