La Nuova Sardegna

Pigliaru: «Svolta indispensabile»

Pigliaru: «Svolta indispensabile»

E il governatore rilancia la proposta di creare una Asl unica per tutta la Sardegna

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CAGLIARI. Il presidente della Regione, Francesco Pigliaru, si è assunto il ruolo politico che gli spettava. Quello di dire, con voce ferma: «Questa è una riforma non più rinviabile. Siamo ben oltre l’emergenza, dobbiamo ridurre gli sprechi, alzare il livello della qualità senza ridurre l’offerta, ma riorganizzandola». Ha parlato a braccio, il governatore, con uno sguardo gettato ogni tanto su tre fogli, e soprattutto è stato diretto con la platea. «I numeri della nostra sanità – ha sottolineato – non sono più sostenibili. Abbiamo ereditato una situazione disastrosa, potevano stare fermi, continuare a gestire quello che abbiamo, ma sarebbe stato un clamoroso errore». Serviva una scossa e il riordino degli ospedali è un primo passo: «Siamo impegnati a dare un nuovo volto alla sanità. Cominciamo dal riequilibrio dei posti letto, dall’avvio dell’Azienda che si occuperà delle emergenze, l’ex 118, poi passeremo alla riforma dell Asl». La corsa – ha detto Pigliaru – è cominciata e andrà avanti, perché «nel nuovo modello a rete, in cui gli ospedali e i medici di base saranno sempre in collegamento, non possono esserci più frammentazioni. Dobbiamo avere delle eccellenze, a Cagliari e a Sassari, affiancate da strutture ospedaliere territoriali fino alle case della salute dove offriremo il massimo dell’assistenza e sarà sempre di qualità». È così che la Regione vuole uscire dal tunnel: «Non ci meritiamo – ha aggiunto – di stare in fondo a molte, troppe classifiche nazionali. Dobbiamo saltare fuori dal fossato, abbandonare i localismi, pensare in grande, con un’offerta uniforme sul territorio. Serviva una riforma coraggiosa e radicale, ed ecco la nostra proposta». Sa già, Pigliaru, che il Piano non piacerà a tutti e il progetto di una sola Asl, che lui ha in mente da sempre, ancora meno. «Ma noi sappiamo che i sardi non sono soddisfatti della situazione attuale e per questo abbiamo intrapreso una strada difficile ma necessaria. Forse siamo all’inizio di una salita difficile soprattutto per noi che avevamo l’onere della proposta, ma l’abbiamo cominciata senza imbarcarci nei ragionamenti del ragioniere che taglia e basta, abbiamo invece puntato su tre pilastri: riorganizzazione, razionalizzazione e qualità». I sacrifici ci sono, ci saranno e il primo potrebbe essere quello del prossimo «piano di rientro» dal mostruoso deficit accumulato finora dalla sanità, 400 milioni, di cui però non ha voluto parlare. «Oggi siamo qui per presentare un nuovo modello che dopo un’attenta indagine e anche grazie ai suggerimenti arrivati dai territori, ci permetterà di spendere meglio i nostri soldi e poter offrire così servizi migliori. Gli attuali sono al di sotto di quelli garantiti agli altri cittadini italiani». Poi è ritornato sulla riorganizzazione delle Asl annunciata per dicembre: «Oggi sono troppe, frazionate e ognuna fa di testa propria: nel sistema di reti che abbiamo presentato basterebbe una sola Azienda e anche su questa riforma siamo pronti a confrontarci con tutti. Senza però dimenticare: così non possiamo più andare avanti». (ua)

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