Il Maestrale cita in giudizio Michela Murgia per un libro non pubblicato
Chiesto un risarcimento di 172mila euro: la casa editrice di Nuoro aveva già impegni per 20mila copie con i librai. L'autrice di Cabras (che si era offerta di restituire l'anticipo) avrebbe dovuto raccontare di un corso per aspiranti giornalisti bloccato dall'Ordine
CAGLIARI. La società editrice nuorese “Il Maestrale” ha citato in giudizio civile Michela Murgia e chiede alla scrittrice di Cabras 172 mila euro, secondo l’avvocato Paolo Raffaele Tuffu il corrispettivo dei danni per la mancata consegna di un instant book sul corso di giornalismo gratuito organizzato ad aprile del 2011 a Cagliari.
Pochi giorni fa la fondatrice di Sardegna Possibile si è presentata davanti al presidente del tribunale civile di Nuoro Riccardo Massera insieme agli avvocati Rita Tolu e Federico Delitala per l’udienza di ammissione dei mezzi di prova. Il giudice si è riservato la data della prossima udienza.
La vicenda è più semplice di quanto si presenti la controversia giudiziaria: il 10 maggio 2011, sette mesi dopo aver vinto il premio letterario Campiello, la scrittrice s’impegnò coi responsabili del Maestrale a scrivere il libro - il titolo era “Spirito di corpo” - per un compenso di 5000 euro e ne incassò la metà come anticipo. La consegna era prevista per giugno del 2011.
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Doveva essere il racconto dell’esperienza vissuta dalla redazione formata da venticinque aspiranti giornalisti insieme alla scrittrice e ai docenti. Ma soprattutto il resoconto di un’iniziativa importante, l’apertura di una scuola di giornalismo, che era naufragata per l’intervento dell’Ordine dei giornalisti.
Dopo una sequenza di segnalazioni, il presidente dell’Ordine Filippo Peretti ricordò infatti alla scrittrice le regole da seguire e il rischio che avrebbe corso producendo, com’era nei progetti, una pubblicazione curata dai giovani corsisti. La notorietà della Murgia e la situazione di crisi dell’editoria, con la chiusura di Epolis e numerosi giornalisti disoccupati, alimentarono la polemica, che andò oltre i confini dell’isola.
Alla fine fu la scrittrice a rinunciare al libro-racconto quando erano stati scritti e in parte diffusi sul suo blog solo cinque capitoli: forse Michela Murgia si rese conto che la pubblicazione di quel volume avrebbe provocato reazioni pesanti nel mondo giornalistico sardo e problemi agli studenti, che temevano di vedersi bloccata sul nascere la possibilità di accedere alla professione.
Così, accantonato l’instant book con dichiarazioni pubbliche piuttosto risentite, la scrittrice propose al Maestrale due alternative: il romanzo breve “L’Incontro” già uscito come racconto sul Corriere della Sera, e il testo “Altre madri” edito da Einaudi nel 2008.
I responsabili del Maestrale però non accettarono, anche perché si erano già accordati con Rizzoli per l’uscita dell’instant book pattuito. Non solo: l’opera era stata promossa sul mercato editoriale con notevoli investimenti economici in vista del salone internazionale del libro di Torino, dove compariva fra i volumi in uscita.
Insomma: il Maestrale coltivava grosse aspettative editoriali e il passo indietro della Murgia fu un duro colpo anche sul fronte finanziario. A leggere il ricorso dell’avvocato Tuffu c’erano molte copie vendute ai librai ancor prima dell’uscita – nel ricorso si parla di ventimila – e guadagni certi che sfumavano, quello che in diritto viene definito lucro cessante. Cui si sarebbe aggiunto il danno d’immagine per una casa editrice piccola ma ambiziosa come quella nuorese.
La fitta corrispondenza che seguì alla rottura del contratto non risolse la controversia. La scrittrice offrì la restituzione dell’anticipo e cercò un’accordo ma il Maestrale restò e resta tutt’ora sulle proprie posizioni, accusandola di inadempienza del contratto. Ora a decidere chi ha ragione sarà il tribunale civile.
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