La Nuova Sardegna

L’imperatore Adriano e le teste di cuoio sarde dell'antica Roma

di Costantino Cossu
L’imperatore Adriano e le teste di cuoio sarde dell'antica Roma

Intrighi e congiure di palazzo in “Rapidum”, il nuovo romanzo storico di Vindice Lecis

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«Rapidum» (Edizioni Condaghes, 304 pagine, 20 euro) è il nuovo romanzo storico di Vindice Lecis, appena arrivato in libreria. Tra fiction e storia, una coorte composta di soldati sardi è impegnata in Africa settentrionale in una oscuramissione. Intrighi e manovre di palazzo sullo sfondo dei primi anni del principato dell’imperatore Adriano. Il sardo Ursario combatte con i Mauri, in rivolta contro il potere imperiale.

Cominciamo spiegando che cos’è Rapidum, perché nasce e a opera di chi...
«Rapidum è il nome di una fortezza, alla quale si aggiunse anche un villaggio che si ingrandì sino a diventare municipio romano. Fu costruita da soldati sardi nel 122 dopo Cristo nella Mauritania Cesariense, nell’attuale Algeria. Oggi le scarse rovine di Rapidum dominano la cittadina di Sour Djouab, a sud di Algeri. Fu edificata dalla Seconda coorte dei Sardi (la famosa Cohors II Sardorum), un’unità militare di provinciali non cittadini romani, formata esclusivamente su base etnica. Rapidum sorge per ordine dell’imperatore Adriano che aveva avviato una politica di protezione dei confini di quell’immensa entità territoriale, lasciatagli in eredità dal predecessore Traiano. La sua collocazione, ai confini meridionali dell’impero, la trasforma in un avamposto importantissimo di fronte a popolazioni maure indocili, sempre oscillanti tra collaborazione proficua con le autorità romane e ribellione aperta. Nel mio libro racconto una parte di quella storia, affidandomi a personaggi che ci sono stati tramandati dalle iscrizioni e anche alle evidenze archeologiche e agli studi di Mastino, La Porte, Le Bohec e altri specialisti».

 Una strategia di dominio, quella di Adriano, che si scontra contro le rivolte delle popolazioni sottomesse. Uno sguardo all’oggi e sembra che la storia si ripeta nella sostanza uguale…
«La costante resistenziale di quelle popolazioni è tutta da scrivere. Non cederei eccessivamente alle errate convinzioni di una guerra continua che non rappresenta tutta la realtà. La collaborazione, la mescolanza tra popolazioni del nord Africa e forze romane fu segnata per secoli momenti di forte integrazione, sincretismo e sviluppo. Non è un caso che da Adriano in poi lo stesso arruolamento delle armate romane fu reso obbligatorio nella regione, dove gli uomini svolgevano il lungo servizio militare. La coorte dei sardi in Africa vigila su questo confine, doma le rivolte, tratta con le tribù e le integra. La crescita del villaggio attiguo al forte, lo conferma».  

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Ursario nel romanzo è una specie di terrorista internazionale al quale le forze imperiali danno la caccia…
«Ursario in realtà è costretto a fare il doppiogiochista. Accade che, quando Adriano si insedia, sono molti ancora gli orfani del militarismo traianeo che ostacolano il nuovo imperatore dedito più ai viaggi nello sterminato impero e ad ammirare la Grecia classica che a fare nuove conquiste. Il suo prefetto del pretorio e tutore, Acilio Attiano, scatena una repressione contro i nobili ostili. Ma utilizza anche un uomo come Ursario per fomentare una rivolta come pretesto per spingere Adriano a usare la mano forte. Ma Ursario sarà trovato da altri due agenti, sempre sardi, dopo una lunga e avventurosa ricerca».

 In questo nuovo romanzo si accentuano, rispetto ai precedenti, i tratti più thriller: un grande intrigo internazionale che svela le dinamiche potremmo dire eterne del potere… Sembri molto interessato a come funziona il potere: perché?
«Anche in un romanzo storico, l’intrigo è necessario. Uno è quello che ho appena citato. Quel lato oscuro nel quale si muovono grandi figure, come Attiano e il generale Turbone, e altre più piccole ma non per questo meno importanti. Come l’agente frumentario Gneo, spia al servizio del potere imperiale, qualsiasi esso sia. L’interesse per il funzionamento del potere si accompagna all’interesse delle dinamiche economiche e politiche che ci consentono di capire perché una classe domina su un’altra. Ma anche di penetrare la spessa coltre che il potere stende sugli eventi, utilizzando ogni forma, palese e occulta per autoconservarsi. Nell’antica Roma abbiamo una pletora di servizi di sicurezza, ad esempio».

 Ancora una volta la Sardegna che racconti è ben inserita nella realtà storica, tutt’altro che una entità politica e geografica marginale…
«Così come nel periodo giudicale e, ancora prima, nella lunga età bizantina, la Sardegna romana è inserita pienamente nella civiltà, negli scambi, nelle rotte diplomatiche e commerciali. Sovente Roma invia in Sardegna governatori avidi, senza scrupoli, feroci. La nostra isola è attraversata da rivolte, ribellioni, resistenze soffocate nel sangue della repressione. E’ una Sardegna che però non è scatola vuota, ma pullula di popoli che, usciti da un’altra dominazione, quella punica, portano una dote importante ai romani di cultura e di vestigia antichissime».

Nella Sardegna pacificata sotto il dominio di Adriano a fare da forza di polizia contro la scarsa resistenza residua dei sardi sono altri sardi…
«Sardi numerosi sono attestati nelle legioni e nelle flotte. Lo testimoniano i congedi, le iscrizioni funerari. La resistenza sarda non fu né costante, né univoca, né generalizzata. Non è un caso che alcune unità militari furono arruolate su base etnica. Cito, oltre alla II Sardorum, la I Nurritanorum - protagonista del romanzo e vittima di un brutale intrigo - stanziata in Africa, e la I Praetoria Sardorum che in una Sardegna sotto amministrazione senatoria, dunque considerata pacificata, era l’unica unità di stanza nell’isola. E, dunque, pronta a intervenire in caso di rivolte».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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