I genitori: «Non c’è nulla di male»
Silenzio al suono della campanella. Commenti e accuse sui social network
SASSARI. Fuori da una scuola “qualunque” finita nel giro di poche ore alla ribalta delle cronache nazionali ti aspetti di respirare un’aria differente. Pensi di trovare orde di genitori fuori dal cancello di via Alessio Fontana a chiacchierare e a scambiarsi opinioni sulla tanto discussa decisione della dirigente Mercuri che ha attirato l’attenzione dei media di tutta Italia.
Ma alle 16.30 non c’è niente di tutto questo davanti al caseggiato della scuola di San Donato, cuore del centro storico cittadino. Pochissime persone, aria gelida, spensieratezza tipica di quando si aspetta semplicemente il suono della campanella e la corsa dei figli che cercano con ansia l’abbraccio dei genitori. C’è, in sintesi, una normalità fin troppo evidente.
Non ci sono mamme col velo, non c’è la diffidenza di chi si sente “straniero” in una città dove è approdato per necessità, non c’è il chiacchiericcio dispersivo di chi per forza di cose deve puntare il dito contro l’una (la dirigente) o contro l’altro (l’arcivescovo). Soltanto un babbo, per giunta sassarese, si lascia andare a un commento, molto pacato: «Sì, ho sentito che stamattina c’erano le telecamere dentro la scuola e che i giornalisti hanno intervistato la dirigente. Sinceramente credo si stia montando un caso dal nulla. Qui ci sono bambini che provengono da diversi Paesi, la direttrice ha semplicemente proposto un’idea differente: che l’incontro con l’arcivescovo si tenga in chiesa. Perché i numeri di questo istituto suggeriscono che sarebbe la soluzione migliore. Non ci vedo nulla di male e non mi sento un “escluso”». Tolleranza e rispetto insieme, quindi.
Mentre niente di tutto ciò di cui si sta parlando nelle ultime ore a Sassari e in mezza Italia suscita la curiosità di tre genitori romeni. Non parlano quasi per niente l’italiano e dalle pochissime parole che riescono a pronunciare si intuisce che non conoscono il problema e nemmeno lo trovano di interesse. E infatti continuano a discutere delle loro cose, impossibile decifrarne il senso.
Due giovani donne, cinesi, sorridono quando le loro due bambine oltrepassano il portone del caseggiato e corrono: «La maestra ha detto che c’era la televisione». Le due mamme si guardano, non commentano e vanno via.
E così, per capire che aria tira bisogna ancora una volta affidarsi ai social. Qui sì che la gente dà sfogo alle proprie considerazioni. Una tra tante: «Nessuno toglie niente a nessuno, ben venga chiunque vuol venire da noi in pace, ma come io devo adeguarmi alle regole di ogni nazione senza discutere, anche tu straniero che vieni in pace devi adeguarti alle regole della mia. E se non ti sta bene, libero di ritornare da dove sei arrivato».
Peccato che in questo caso gli “stranieri” non abbiano chiesto un bel nulla. E magari si sarebbero silenziosamente adattati. Forse nel giorno della visita dell’arcivescovo non avrebbero mandato i loro figli a scuola. O forse sì. Di sicuro non hanno bussato alla porta della dirigente per chiederle di prendere posizione.
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