teatro Lirico
E' cominciata a Parigi la Conferenza sul clima, la Cop 21. In una città ancora sconvolta dai recenti attentanti e con lo stupore e la paura di essere così vulnerabile alle disgrazie umane. La...
E' cominciata a Parigi la Conferenza sul clima, la Cop 21. In una città ancora sconvolta dai recenti attentanti e con lo stupore e la paura di essere così vulnerabile alle disgrazie umane. La coincidenza tra un drammatico presente e un futuro a rischio, non fa che confermare una regola quasi sempre ignorata o comunque aggirata. Solo insieme si possono vincere le sfide. Che siano il terrorismo o i cambiamenti climatici. Della Conferenza si parlerà a lungo, nei prossimi giorni e nelle prossime settimane. Speriamo con notizie rassicuranti e non con ulteriori delusioni. Anche perché il tempo delle riflessioni, delle mediazioni e dei rinvii è finito. Servono scelte drastiche.
Nell'attesa, vediamo come sta già cambiando l'Italia e quali gli scenari possibili. In base agli studi dell'Istituto di Scienze dell'Atmosfera e del Clima (Cnr-Isac), le temperature medie annuali in Italia sono cresciute negli ultimi due secoli di 1,7°C (pari a oltre 0,8°C per secolo).
Lo scatto più rilevante è avvenuto negli ultimi 50 anni, dove è salita di circa 1,4°C. Ebbene, l'aumento della temperatura media registrato in Italia nelle ultime decadi è quasi il doppio della media globale che è di 0,8°C. Il 2014 è stato l'anno più caldo dal 1800, continuando la serie che vede i 10 anni più caldi dal 1800 ad oggi, quasi tutti - cioè nove su dieci - verificatisi dopo il 2000. In attesa di sapere come risulterà il 2015, dove già il mese di luglio è risultato essere il più caldo dal 1800 oggi, facendo registrare un anomalia di circa + 3,6°C sopra la media di riferimento.
Luglio scorso ha visto anche le acque del Mediterraneo occidentale salire di 4°C sempre rispetto ai valori di riferimento. n generale, le proiezioni di cambiamento climatico per l'Italia mostrano aumenti della temperatura media stagionale con valori che alla fine del XXI secolo vanno dagli oltre 5°C dell'Italia settentrionale in estate ai circa 3°C nell'Italia meridionale in inverno. Tornando al mare che bagna il nostro Paese, i dati disponibili evidenziano che la temperatura media delle acque è aumenta di circa 0.004 °C/anno fra il 1871 e il 2006. Sempre stando ai dati raccolti dagli scienziati, le acque del Mediterraneo salgono in media di 1.8 millimetri all'anno, con una previsione di aumento del livello del mare di circa 1 metro entro la fine del secolo e di oltre 2 metri entro il 2200. Se le previsioni saranno confermate, l'azione combinata dell' aumento del livello del mare, di 1 metro entro i prossimi 80 anni e il fenomeno erosivo già in azione, metteranno a rischio aree come il basso Lazio, il delta padano, la laguna veneta, alcune località del Tirreno, della Sardegna, della Calabria e le isole Eolie. Dei ghiacciai, si sa che si stanno riducendo e stanno aumentando di numero. Sono infatti passati da 835 a 903. Quella che appare una contraddizione, in realtà è la prova che la grande distesa di ghiaccio delle nostre Alpi si sta frammentando. I ghiacciai italiani sono infatti numerosi, ma frammentati e di piccole dimensioni - un valore areale medio di 0,4 kmq - ad eccezione di tre ghiacciai che presentano un'area superiore ai 10 kmq. La superficie glaciale ha registrato una perdita del 30% (157 kmq), rispetto agli anni '60 del Novecento, una superficie pari all'area del Lago di Como, passando da 527 kmq agli attuali 370 kmq (circa 3 kmq persi all'anno).
In quanto alle precipitazioni, l'entità della riduzione delle precipitazioni risulta essere intorno al 5% per secolo. E' legata principalmente alla primavera, stagione nella quale la diminuzione delle precipitazioni risulta essere vicina al 10% per secolo. Di contro sono aumentati i cosiddetti eventi meteorologici estremi, con acquazzoni violenti, bombe d'acqua, alluvioni. Fenomeni, in aumento, che abbattendosi su un territorio martoriato come il nostro, hanno già provocato molte vittime e danni, in particolare in aree come Genova, la Maremma, la stessa Sardegna. Sono 126 i morti in 7anni.Stando quindi alla sequenza dei dati e alle proiezioni possibili, gli scenari sono quindi segnati da una temperatura in aumento e con essa di modifiche sensibili al territorio e agli ambienti naturali.
Ci sarà una maggiore evaporazione che ridurrà le risorse idriche. Già oggi i fiumi passano da regimi di piena improvvisi a periodi di secca prolungati. Aumenteranno gli incendi, già devastanti in alcune aree meridionali. Ci saranno cambiamenti anche negli ecosistemi e nei paesaggi, con migrazioni di specie verso il nord e verso l'alto. Già oggi si riscontrano anomalie nelle fioriture, negli spostamenti delle specie migratorie, nell'aumento delle cosiddette specie aliene, cioè non indigene del nostro Paese. Anche alcuni ambienti già sofferenti storicamente, come quelli costieri e le aree umide, stanno peggiorando. Così come alcuni gruppi animali, come gli anfibi. Cambiamenti che si abbatteranno anche sull'agricoltura, già penalizzata dai lunghi periodi di siccità o dalle piogge torrenziali. Eppure c'è ancora la possibilità di mitigarne gli impatti e gli effetti. Certo i cambiamenti ci saranno, ma potranno essere gestiti se ricondotti in margini accettabili. E questo dipende esclusivamente da noi. Soprattutto da chi ci governa. Da chi in questi giorni è a Parigi e può decidere del futuro.
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