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I ragazzi: è scontato dica certe cose

I ragazzi: è scontato dica certe cose

In pochi tra gli studenti ricordano le parole del monsignore: qualcuno si è offeso?

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SASSARI. Ore 13,30, portone del Liceo Azuni che si spalanca e rovescia sulla scalinata una fiumana di studenti con i neuroni imbottiti di latino e greco e la pancia che brontola. «Avete partecipato all’incontro con il vescovo?». Risposta: «Sì, perché?». Come perché? Non sapete nulla? «Ah sì, la storia della scuola di San Donato». Siete indietro di una puntata. Ora c’è la polemica con gli omosessuali. «Cioè? Perché cosa ha detto il vescovo?». Come cos’ha detto? Non l’avete ascoltato? Il gruppetto di ragazzi aggrotta le sopracciglia e si guarda perplessi. Poi una studentessa dice: «Ah, dev’essere quando quella ragazza ha fatto la domanda sui matrimoni gay». E il compagno: «Eja è vero. Gli ha chiesto anche delle adozioni. Ma perché cos’ha risposto il vescovo. Io manco me le ricordo le parole precise. Ma non mi sembra che abbia offeso qualcuno». E tutti si guardano straniti, quasi perplessi di una possibile distrazione o peggio scarsa sensibilità. Ma un ragazzo toglie tutti dall’imbarazzo: «A me sembra che lui non abbia detto niente di clamoroso. Ha detto di essere contrario ai matrimoni tra gay e a dare in adozione un bambino. E che c’è di strano? Cosa ti aspetti che dica un uomo di chiesa?». Ma non ha usato termini un tantino pesanti? Secondo voi non poteva urtare la sensibilità di qualcuno che invece l’omosessualità la vive in prima persona? Non era meglio che sorvolasse l’argomento o ci si infilasse in punta di piedi? «E come fai a non rispondere? Quella gliel’ha chiesto a bruciapelo. C’era tanta gente che lo ascoltava. Però anche a me è non è sembrato un discorso irrispettoso. Perlomeno, io non ci ho fatto caso. A me è sembrato normale». E così almeno altri venti studenti, e non c’è stato un solo ragazzo, o una sola ragazza, che abbia manifestato indignazione.

Il preside dell’Azuni Massimo Sechi non ha assistito al faccia a faccia tra il monsignore e i ragazzi. Ha letto però la lettera anonima che gli hanno fatto recapitare alcuni alunni omosessuali ed è rimasto colpito. «Non mi va di creare altre polemiche, e l’unica cosa che mi sento di dire è questa. Il tema dell’omosessualità è estremamente delicato e complesso da affrontare. È un argomento nel quale non mi avventuro io e tantomeno si avventurano gli insegnanti. Perché abbiamo la consapevolezza che occorrono degli strumenti per saperlo affrontare con dei ragazzi che stanno maturando la loro identità sessuale. Perciò credo che il vescovo, seppur tirato per la giacca da una precisa domanda, avrebbe dovuto avere la prontezza di spirito di dribblare il tema, e non entrarci a gamba tesa. Padre Paolo ha l’intelligenza e la dialettica che gli avrebbero permesso di cavarsela con eleganza. Detto questo ribadisco che la sua visita è sempre ben gradita e positiva, e che se dovessi organizzare un dibattito a tema sull’omossessualità, con diversi ospiti e punti di vista, il vescovo sarebbe uno dei primi invitati». (lu.so.)

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