Il popolo di Francesco occupa la piazza
Molti fedeli e pochi turisti all’apertura dell’Anno santo. Perdonati anche i “saltafila”. Famiglie con neonati e cani al seguito
ROMA. «Prego signora, ecco la sua borsa, entri pure». Il carabiniere, dopo un controllo, con un gesto rassicurante invita una pellegrina ad entrare in piazza San Pietro. È la gentilezza la cifra stilistica che caratterizza la celebrazione del Giubileo della Misericordia. C’è il popolo di papa Francesco in piazza, quello delle famiglie, delle associazioni religiose e delle parrocchie. I volontari con la pettorina azzurra sono pronti a dare informazioni a chi è disorientato, gli steward indicano ai pellegrini dove sedersi e distribuiscono i libretti per seguire la celebrazione. Ci sono tanti fedeli, pochi turisti, qualche poliziotto in borghese. Non si scorgono vip, nessuno che calamiti l’attenzione. I toni sono pacati, è un incontro fatto di canti, preghiere e momenti di silenzio concentrato.
«Ci vuole misericordia anche per chi passa di lato e non rispetta la fila», commenta Carmela. Viene da Roma e da mezz’ora è in coda per raggiungere il luogo della celebrazione. Siamo nel Paese delle file creative, d’altronde, e poco dopo le sue parole un drappo di pellegrini si stacca e sorpassa a destra, nella convinzione che «chi ha il biglietto deve passare avanti». Vengono prontamente smentiti, rincorsi e riassorbiti nella folla - un po’ più avanti - dalle forze dell’ordine. Alcuni ragazzi armeni, sempre in coda, raccontano di essere fermi da almeno un’ora. «Spero di poter vedere il Papa - racconta una di loro - perché tra tre ore devo prendere l’aereo». Alla fine, però, il metodo di una signora palermitana resta quello migliore: «Noi siamo venuti in orario per la messa, alle 9.30, e non abbiamo trovato tanta fila» dice confessando poi di essere riusciti a tagliare un po’ di coda «perché siamo passati infilandoci dal colonnato».
Per chi alla fine non riesce ad entrare, arrivano i sacerdoti ad impartire l’eucarestia da dietro le transenne. Sembrano scortati, sono riparati da ombrelli bianchi e gialli. Qualcuno si lamenta.
Maria e Giovanna sono riusciti ad entrare in piazza, arrivano «in pellegrinaggio» da Lanciano, Chieti. Hanno portato con loro i due figli, piccoli. «C’è meno gente rispetto ad altre occasioni», dicono, meravigliati di aver trovato subito posto a sedere. Poco lontano c’è un’altra famiglia. «Dov’è il Papa? Dov’è il Papa?» ripete Ilenia, 7 anni, arrivata con mamma e papà. Quando smette di piovere e si chiudono gli ombrelli, si alzano i cellulari. Alcuni asiatici, mentre papa Francesco parla, si fanno selfie e foto a ripetizione. C’è un signore che è arrivato da Siracusa con il cane, lo tiene in braccio. Un altro mostra fiero la foto di un assegno da “400 milioni di Ave Maria” da consegnare in Vaticano. «Sono preghiere vere, che abbiamo detto in diversi cenacoli, a turni, anche tra persone lontane, via Skype». Fa eccezione un cardinale che non si fa la foto con i pellegrini. «I must go», dice. E se ne va.
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