Cagliari, all'ateneo si cambia: l'anno accademico comincia con una festa

Il rettore Maria Del Zompo e il prorettore vicario Francesco Mola

Inaugurazione in toga con discorso sull'etica nella cultura contemporanea e poi incontri, esperienze di studio e musica interamente gestiti dagli studenti

CAGLIARI. Oggi 10 dicembre 2015 al palazzo Belgrano sede dell’università si inaugura l’anno accademico con i docenti in toga come nel Settecento e la prolusione sull’alto tema della riscoperta dell’etica nella cultura contemporanea tenuta dall’accademico dei Lincei Enrico Berti.

Docenti in toga e coro dei giovani inaugurano l'anno accademico 2015-2016 nell'ateneo di Cagliari

Ma al piano di sotto ci saranno anche gli studenti con le tesi più interessanti mostrate nei poster, nel pomeriggio ancora gli studenti presenteranno le ricerche dei diversi dipartimenti e poi sempre i ragazzi racconteranno le loro esperienze di vita e di studio in città, magari con i genitori e i fratelli minori ad ascoltare. Di sera, alle 20, nella chiesa di Santa Chiara un concerto “Intrecci di voci: polifonie del Seicento e dei nostri giorni”. L’università di Cagliari ha trasformato l’inaugurazione dell’anno accademico in una festa dei ragazzi, delle famiglie e del personale aperta alla città.

Il rettore Maria Del Zompo e il prorettore vicario Francesco Mola alla conferenza di presentazione hanno anticipato alcuni numeri della battaglia ingaggiata dalle università (sarde soprattutto) per sopravvivere ai tagli sul fondo di finanziamento ordinario cominciati nel 2009 a causa di parametri che non tengono conto delle differenze tra regioni.

In Europa l’Italia è seconda solo all’Ungheria per la quantità di tagli ai finanziamenti universitari ed è lontana dall’obbiettivo del 40 per cento di laureati nella popolazione tra i 30 e i 34 anni fissati per l’Europa 2020. Cagliari ha un rapporto docenti-allievi di uno a 51, mentre nelle prime 80 università del mondo non si arriva a un docente ogni sei, sette studenti.

Nei paesi scandinavi gli studenti non pagano tasse: l’Italia, dove lo studio è un diritto di rango costituzionale, è al 30° posto nella classifica di 33 per gli Stati che investono in formazione universitaria. Tutto questo nonostante sia dimostrato che un laureato “frutta” alla società quattro volte in più di ciò che è stato speso per formarlo.

I docenti universitari all'inaugurazione dell'anno accademico (foto Mario Rosas)

Ieri Del Zompo ha sottolineato che in Sardegna l’università è anche l’unico “ascensore sociale”, ecco perché la formazione, qui, deve diventare una vertenza: «Nell’elenco dei problemi che ci sono tra l’isola e il governo centrale non vanno elencati solo i trasporti e l’energia ma anche l’università» perché di fatto «il diritto allo studio in Italia non è garantito». (a.s.)

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