La Nuova Sardegna

Massimo Zamboni, ancora l’eco di uno sparo

di Walter Porcedda
Massimo Zamboni, ancora l’eco di uno sparo

Il chitarrista fondatore di Cccp e Csi protagonista di un intenso concerto-reading a “Creuza de mà”

2 MINUTI DI LETTURA





CAGLIARI. «Tocca ai nipoti raccontare, sottraendo ai genitori un compito che non avrebbero potuto svolgere con giustezza; tocca a noi questo scegliere o tralasciare, sapendo che ogni parola nostra azione avvicinerà la pace o il male che devono arrivare». Così scrive Massimo Zamboni in un libro che è più di un racconto storico, “L’Eco di uno sparo” (Einaudi), se non ricognizione nel cuore nero e rimosso della Resistenza in un avamposto come il Reggiano.

Un’immersione dentro i costumi e il vissuto di una parte importante della nostra storia collettiva. E dove l’autore fa i conti anche con la sua riportando alla luce e scavando nei retroscena dell’omicidio del nonno Ulisse, squadrista fascista. Un camerata di peso: sciarpa del Littorio e segretario politico del Fascio di Campegine.

Zamboni, musicista e fondatore, tra gli altri con Giovanni Lindo Ferretti, di due delle band di maggior culto nella storia del rock italiano, i Cccp e poi i Csi, resta – lui da sempre schierato a sinistra – fondalmente “fedele alla linea” della sua storia di artista impegnato che parla anche di realtà scomode, come in questo caso.

E lo fa, non solo scrivendo un libro forte e sofferto, ma anche con gli strumenti di sempre, in un live intenso, da togliere il respiro. Come quello di mercoledì al Fabrik, evento allestito all’interno del festival “Creuza de mà” ideato da Gianfranco Cabiddu e dedicato al rapporto tra cinema e musica.

Sono parole lette, raccontate e cantate da Massimo Zamboni che si alterna alle chitarre, accompagnato da Emanuele Reverberi, violino e Cristiano Roversi, tastiere e basso. La musica è quella nelle corde dei fans di sempre di quei gruppi da leggenda.

Sono suoni incisi nel dna di più di una generazione, e custoditi nel cuore di chi non si ferma a una lettura superficiale della realtà e della storia. Ma vuole andare oltre. Il racconto ha il ritmo sincopato delle canzoni dei Csi. E riannoda fili dimenticati. La vicenda del nonno Ulisse si intreccia con quella dei fratelli Cervi, dei Gappisti Robinson e Muso e di vendette politiche e personali.

Una storia dove. ricorda Zamboni, «il sangue degli oppressi scorre di colore uguale al sangue degli oppressori mescolandosi ripetutamente, scivolando verso il basso per vie misteriose fino al fiume Po».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative