Lirico, è scontro tra magistrati
Marchetti attacca Meli, difende Zedda e attacca il pm Pilia che lo indaga
CAGLIARI. Il buco del teatro lirico? «Quando sono entrato nel consiglio di amministrazione era di 19 milioni, poi ho scoperto che c’era anche un mutuo per altri sette milioni e 750 mila euro, interessi passivi per due milioni e 250 mila euro, nel bilancio altri venti milioni in allestimenti scenici e costumi di cui in teatro non è rimasta traccia e sui quali nessuno ha indagato»: uscito dalla porta della Procura, Mario Marchetti è rientrato in tribunale dall’ingresso dei testimoni ma col piglio deciso di sempre. Consigliere d’amministrazione del teatro lirico, è stato chiamato dai difensori Giuseppe Macciotta e Fabio Pili al dibattimento per due abusi d’ufficio relativi alla nomina di Marcella Crivellenti e al siluramento del consigliere Giorgio Baggiani in cui è imputato il sindaco Massimo Zedda. La comparsa in aula a mezzogiorno e mezzo, subito uno scontro ad altavoce col pm Giangiacomo Pilia, che ha interrotto l’esame con un annuncio: Marchetti è indagato per diffamazione a mezzo stampa insieme a Zedda e all’ex consigliera del lirico Susanna Pasticci. A querelarli è stato l’attuale direttore artistico del teatro Mauro Meli, indignato perché in una nota l’hanno accusato di aver creato nell’ultima breve esperienza di sovrintendente un rosso di un milione e 200 mila euro nei conti della Fondazione, legato al costo della Turandot. La notizia era circolata l’estate scorsa, il pm - segnalando il problema al tribunale presieduto da Claudio Gatti - ha messo in dubbio che l’ex procuratore aggiunto di Cagliari potesse testimoniare in quanto indagato per reato connesso. Col giudice che cercava di capire, Marchetti è andato su tutte le furie: «Risulto indagato in un procedimento che porta lo stesso numero di quello riferito a Zedda, con diciassette capi d’imputazione per abuso d’ufficio. Sono state condotte indagini per dieci mesi contro di me, indagini illegittime» ha urlato l’ex magistrato rivolgendosi al tribunale. Con l’aula ormai surriscaldata, Pilia ha spiegato che Marchetti e la Pasticci non sono indagati per abuso d’ufficio come Zedda, perché nella sua lettura dei fatti il sindaco avrebbe usato quel comunicato per spiegare il proprio «no» a Meli e la nomina della Crivellenti. Il tribunale si è ritirato per decidere e pochi minuti dopo ha dato il via libera all’esame di Marchetti: nessuna connessione tra i procedimenti in corso. Ed è da quel momento che l’ex pubblico ministero ha cominciato a sparare a zero su Meli: «Non l’ho votato perché ho studiato la situazione finanziaria che aveva lasciato dopo il primo mandato da sovrintendente». Sfidando apertamente il pubblico ministero, Marchetti ha riferito al tribunale la complessa vicenda del contratto di Meli: «C’era il tetto di 120 mila euro, ma lui ne voleva altri 60 mila per fare anche il direttore artistico. Solo che lo statuto prevede che sia il sovrintendente a nominare il direttore artistico, quindi lui avrebbe dovuto nominare se stesso. Ed è vietato. Poi chiedeva un contratto per quattro anni, ma il Mibac ci aveva detto che sarebbe dovuto scadere l’8 novembre 2014». Ancora sulla liquidazione: «È saltata fuori una sentenza della Corte d’Appello, Meli doveva restituire il tfr del primo mandato, 120 mila euro. Ma stranamente nessuno gliel’aveva chiesto e non era indicato neppure nel bilancio». Ora la causa è in Cassazione. Altro interrogativo sollevato da Marchetti: «Meli aveva nominato all’insaputa del Cda un consulente artistico, 50 mila euro. Ma ci siamo accorti che la funzione era stata cambiata, due incarichi con lo stesso contratto». Infine i famosi due milioni e 350 mila euro del Por, che hanno ballato per anni nei bilanci del Lirico per anni: «Erano stati iscritti solo in base al fatto che la Fondazione partecipava a una gara, ma i soldi non c’erano».
Prima dell’esame-clou di Marchetti sono state sentite le testimonianze dell’ex sovrintendente Maurizio Pietrantonio («ereditai dalla gestione Meli un debito patrimoniale di 25-26 milioni di euro») e della musicista Luisa Sclocchis, che hanno confermato come la Crivellenti sia stata segnalata a suo tempo dal sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta.
D’accordo i testi su un fatto: la professionista non aveva i titoli per condurre il teatro lirico. Sentiti anche: Silvia Spano, Marco Maimeri, Cristina Mancini e Alessio Loi. (m.l)
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