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un giovane di bacu abis

Hackerò sito Nasa: condannato a 1 anno

CAGLIARI. Alessio Arceri è entrato nel sito della Nasa, sfruttando le sue eccezionali abilità di hacker. Ma la sua intrusione non ha provocato danni al sistema dell’agenzia spaziale americana. Per...

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CAGLIARI. Alessio Arceri è entrato nel sito della Nasa, sfruttando le sue eccezionali abilità di hacker. Ma la sua intrusione non ha provocato danni al sistema dell’agenzia spaziale americana. Per questo il giudice Alessandro Castello l’ha ritenuto colpevole soltanto di accesso abusivo a sistema informatico, assolvendolo dal reato più pesante di danneggiamento dello stesso sistema perché il fatto non sussiste. La pena: un anno di reclusione, con grande sollievo del giovane e la moderata soddisfazione dei suoi difensori, gli avvocati Marcella Cabras e Gianfranco Annino. Il pm Emanuele Secci aveva chiesto la condanna a quattro anni di carcere. Ventisei anni di Bacu Abis, Arceri ha la terza media e fa il barman a Londra. Ma quando aveva diciott’anni è riuscito smanettando su un modesto computer casalingo a entrare tre volte nel sistema informatico della Nasa, fino a mettere in allarme gli ingegneri spaziali di Pasadena, che attraverso l'ambasciata degli Stati Uniti l'hanno segnalato alla Procura di Roma. Era luglio del 2008 ed è quell'estate che per il ragazzo appassionato di informatica sono cominciati i guai: prima la visita della polizia postale, poi la denuncia. Secondo l’accusa, basata sull’informativa dei tecnici Nasa, un indirizzo ip italiano (l'ip è il numero d'identificazione generato da ciascun computer, ndr) aveva fatto irruzione nel sito dell'agenzia spaziale americana, superando i sistemi di difesa e di controllo, in tre diversi momenti dal maggio al luglio del 2008, quando il ragazzo aveva appena diciott’anni.

I difensori hanno sempre negato che il fatto sia avvenuto secondo quanto sostiene la Procura: «Alessio - ha spiegato l’avvocato Annino - utilizzava a quel tempo un ponte radio per collegarsi a internet, non dunque un servizio via cavo bensi una postazione wireless senza fili. Chiunque avrebbe potuto captare il suo nickname ed il suo ip, servendosi dell'identità internet del ragazzo per l'accesso abusivo alla Nasa». Ma per il tribunale l’intrusione c’è stata. (m.l)

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