La Nuova Sardegna

Strade chiuse e cecchini sui tetti

di Nadia Cossu
Strade chiuse e cecchini sui tetti

Clima surreale nell’area intorno al palazzo di giustizia presidiata dai poliziotti

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SASSARI. L’atmosfera, appena sorge il sole, è surreale. L’area intorno al palazzo di giustizia di Sassari è blindata e le poche persone che si vedono in giro tra via Roma, via Asproni, via Cavour e via Mazzini indossano una divisa.

Un elicottero sorvola la città, tiratori scelti sono appostati sui tetti dei palazzi di fronte al tribunale, le forze dell’ordine presidiano l’ingresso delle vie principali e senza documenti non si oltrepassano le prime transenne di accesso al palazzo di giustizia. Poi ci saranno ulteriori e ancora più accurati controlli man mano che si va avanti.

Qualche passante si guarda intorno e spalanca gli occhi, fa un certo effetto ritrovarsi circondati da tante forze di pubblica sicurezza. E vivere in prima persona una situazione del genere, evidentemente, non è come leggerla sul giornale o vederla in tv.

Questo il clima di Sassari che ieri mattina ha indossato l’insolita veste della città presidiata. Centinaia di poliziotti, carabinieri, finanzieri, polizia municipale e penitenziaria, uomini dell’antiterrorismo, cani antiesplosivo, vigili del fuoco. Un impeccabile lavoro di squadra grazie al quale la prima udienza del processo in corte d’assise si è svolta senza alcun intoppo.

Poco anche il pubblico presente in aula, ogni spazio era occupato da uomini col distintivo sul petto e da qualche familiare dei detenuti. Per il resto, i soliti curiosi dei processi penali hanno preferito stare lontano dal tribunale. Il presidente Pietro Fanile – che era anche il presidente della corte d’assise di ieri – aveva dato disposizioni molto chiare: udienze civili ferme, cancellerie chiuse all’utenza. Tutto per evitare un affollamento al piano terra che avrebbe potuto rallentare il lavoro delle forze dell’ordine.

A un certo punto nel cortile esterno dell’aula è comparso anche il cane antiesplosivo, con il suo addestratore ha annusato ogni angolo del patio. Nel frattempo i tiratori scelti, col volto coperto, sorvegliavano dall’alto.

Poco prima di mezzogiorno la corte si è ritirata in camera di consiglio per deliberare sulle eccezioni sollevate dagli avvocati della difesa. In quel momento i detenuti hanno chiesto di poter pregare. L’autorizzazione è stata concessa e, rivolti verso La Mecca così come prevede la loro religione, hanno recitato la Salat, la preghiera islamica “legale” che, nell’arco della giornata, deve obbligatoriamente rispettare determinati orari. Uno di questi, appunto, a mezzogiorno.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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