La Nuova Sardegna

Aerei, ora le imprese alzano la voce

di Silvia Sanna
Aerei, ora le imprese alzano la voce

Il Fondo istituito per convincere Ryanair a non tagliare i voli: «È il punto di partenza per dire basta ai monopoli»

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SASSARI. Si pensa all’oggi con un occhio già rivolto al domani. La chiamata a raccolta degli imprenditori non è una iniziativa figlia dell’emergenza. Almeno non solo. Perché è vero che il taglio dei voli Ryanair sarebbe una mazzata per l’economia del Nord Sardegna e dunque bisogna unirsi per convincere la compagnia low cost a confermare la sua presenza ad Alghero. Ma è vero anche che il territorio ha voglia di fare sentire la propria voce e di passare dall’altra parte del tavolo, quella in cui si prendono le decisioni. Le imprese vogliono fare marketing, mettere le mani sul trasporto aereo, stabilire – tutte insieme – come e dove si vola dall’isola. Senza monopoli e senza subire più ricatti.

L’iniziativa. Ad avere l’idea di creare un Fondo al quale le imprese sono chiamate a contribuire è stato Stefano Visconti, algherese, presidente territoriale di Federalberghi Confcommercio. «È stato subito chiaro che il taglio dei collegamenti Ryanair a partire da aprile sarebbe stato una mazzata per chi vive di turismo. Per questo abbiamo deciso di aprire un conto corrente intestato alla Confcommercio e di stabilire quote di partecipazione: 0,25 per cento del fatturato per le aziende alberghiere, 300 e 600 euro per b&b e affitta camere. La causale: fondo straordinario a sostegno delle linee aeree dell’aeroporto di Alghero. L’obiettivo: mettere insieme 1 milione di euro entro il 15-20 gennaio, in tempo per la programmazione estiva dei voli. Subito dopo – prosegue Visconti – ci siamo resi conto che era necessario allargare la prospettiva. Perché se è vero che il turista ha bisogno del letto in cui dormire, cerca anche il posto a tavola in un ristorante, il taxi o l’auto a noleggio per gli spostamenti. L’elenco è lunghissimo: tutti i settori produttivi sono collegati, l’assenza di flussi importanti danneggerebbe l’economia nel suo complesso. Ecco allora la scelta di allargare l’orizzonte, invitando tutte le imprese, non solo del comparto turistico-ricettivo, a partecipare al Fondo». Non con una quota fissa: è allo studio un sistema di cerchi concentrici, in base alla quale ognuno sarà chiamato a contribuire in maniera proporzionale al danno provocato dalla smobilitazione di Ryanair.

I tempi. Il calendario cammina veloce. Il 20 gennaio è a un passo. Ma Stefano Visconti è ottimista. «Possiamo farcela, possiamo riuscire a mettere insieme una somma che ci consenta di discutere con Ryanair, di trattare su quanto accadrà nei prossimi mesi». Forse la cifra non raggiungerà un milione, ma il segnale comunque è già arrivato. «Tutti hanno capito che il problema è collettivo. Ricade su chi ha un’impresa ma anche e soprattutto sui cittadini che al momento perderebbero la possibilità di viaggiare in una larga fetta d’Europa». Un isolamento che spaventa e che è considerato ingiusto da chi nell’isola vuole continuare a trascorrere le sue vacanze: una coppia di anziani turisti qualche giorno fa ha versato nel conto corrente 30 euro. Se le 36mila imprese del Nord Ovest facessero la stessa cosa il milione di euro sarebbe messo insieme in un istante.

Ryanair in attesa. «Tutti ci guardano con interesse – dice Visconti – perché quello che stiamo mettendo in scena è un film inedito. C’è curiosità e incoraggiamento da parte della Regione, che ha già garantito pieno sostegno per fare decollare il progetto». Osservatore silenzioso è invece Ryanair: la compagnia è molto attenta a tutto quello che accade nei territori in cui opera. E l’iniziativa rivoluzionaria del mondo imprenditoriale non poteva sfuggire. A fare da ponte, in attesa del confronto vero e proprio, è la Sogeaal, la società di gestione dell’aeroporto di Alghero.

Il futuro. «A marzo capiremo se il progetto può diventare qualcosa di stabile – annuncia Stefano Visconti –. L’obiettivo è fare squadra per acquistare il trasporto aereo, trattando con le compagnie, non più una sola, e decidendo le destinazioni: quelle che vuole il territorio, non più imposte. Vogliamo fare marketing e dialogare con le istituzioni». Un piano a medio e lungo termine, che parte dall’emergenza e sogna di volare lontano.

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