Allarme per le Province A rischio 150 dipendenti
Il consigliere del Pd Roberto Deriu: «Fondi da trovare entro la fine dell’anno I loro contratti possono essere prorogati ma non ci sono più risorse per pagarli»
CAGLIARI. L’effetto collaterale della rivoluzione rimandata ha il volto teso di 150 dipendenti delle Province. I più fragili, con un contratto atipico. Lanciati nel mondo del lavoro senza paracadute rischiano di schiantarsi. Anzi per alcuni sembra inevitabile. «È vero, facciamo una corsa contro il tempo per cercare di trovare una soluzione per tutti loro – dice il consigliere regionale Pd Roberto Deriu –. Sono dipendenti assunti con contratti co.co.co, dipendenti dell’amministrazione con partita iva e i dipendenti interinali. Per loro abbiamo previsto nella legge omnibus le condizioni giuridiche perché le Province possano prorogargli il contratto. Ma la difficoltà è un’altra. Le Province non hanno più neanche un euro. E per molti di loro la soluzione non sembra a portata di mano. Anche perché deve essere trovata entro la fine dell’anno».
L’emergenza. L’allarme dipendenti è la crepa che si apre qualche secondo prima che venga giù tutto l’edificio delle Province. Svuotate, saccheggiate, affamate gli enti di mezzo arrancano in attesa di una svolta che non esiste. Da tempo non ricevono un centesimo dal governo. Che non solo non trasferisce un euro, ma preleva gli introiti. Lo Stato porta via la quota dell'rc auto, e tutte le altre tasse. E all'inizio del 2015 ha deciso di coprire una piccola parte del buco del debito pubblico, 4,5 miliardi, con un prelievo di fondi dalle Province. Solo quella di Oristano si è trovata costretta a fare una delibera con cui dà la sua quota: 5 milioni di euro. Ma tutti i commissari hanno dovuto mettere mano ai bilanci.
Neanche un euro. I soldi per pagare le Province, che non hanno più un centesimo in cassa, li trovano dal fondo unico che la Regione ha creato per le Province. Un salvadanaione più o meno da 55 milioni di euro. Un mega bancomat, finanziato dalle tasse dei contribuenti, con cui le Province cercano di sopravvivere. Ma la loro condizione è quella del condannato a morte la cui data di esecuzione viene di continuo rimandata. La fine sarà decretata con il via libera alla legge sugli Enti locali. Il 7 inizierà il suo iter in aula. «Dovrà essere brevissimo – spiega il consigliere regionale del Pd Roberto Deriu –. Dobbiamo approvarla entro il 15 gennaio, altrimenti saranno guai». E nella frase sibillina e sorniona di Deriu è compressa tutta l'ansia di una maggioranza che si trova a camminare disinvolta sullo strapiombo del default finanziario. «Beh certo se avessimo continuato a fare come il centrodestra a questo punto ci sarebbe già stata la catastrofe finanziaria – continua Deriu –. Noi abbiamo fatto una legge di riforma. Ci abbiamo messo la faccia e abbiamo cercato di uscire dall’emergenza».
I costi del ritardo. La legge deve essere approvata il prima possibile. «Perché perdiamo tante risorse – spiega Deriu –. La Sardegna non ha cancellato le Province. Potrebbero venire meno i soldi destinati alla città metropolitana. Ma c’è già una certezza. Le Regioni in cui la riforma è stata approvata discutono con il governo il rifinanziamento degli enti intermedi. Noi siamo ancora impantanati in un testo da approvare».
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