Bimbo scosso a morte si apre processo al padre
Un cameriere è accusato di aver strattonato il figlio fino a provocare lesioni letali La prossima udienza fissata per il 15 febbraio, la madre si è costituita parte civile
CAGLIARI. Si è aperto ieri mattina davanti ai giudici della Corte d'Assise di Cagliari il processo per omicidio preterintenzionale al cameriere cagliaritano padre del neonato morto nel giugno 2013 per una presunta sindrome da neonato scosso (Sbs). La Corte presieduta dal giudice Massimo Costantino Poddighe, a latere Giorgio Altieri, ha ammesso l'elenco degli elementi di prova avanzati da accusa e difesa, rinviando poi l'udienza al 15 febbraio 2016 per sentire i consulenti del pm Danilo Tronci ed i suoi primi testimoni.
Quel giorno potrebbe comparire in aula anche il medico legale Roberto Demontis, che ha effettuato gli accertamenti per conto della Procura sul corpicino del neonato, ma è possibile che venga sentita anche la madre. L’indagine è stata chiusa nel luglio 2015, il padre del neonato era stato iscritto nel registro degli indagati con l'ipotesi di omicidio preterintenzionale perché sospettato di averlo scosso causandogli il trauma fatale. Il bimbo era arrivato in condizioni disperate nella clinica pediatrica Macciotta ed era morto poco prima di entrare nel reparto di neonatologia. Gli inquirenti avevano sospettato quasi subito che il decesso fosse avvenuto per «sindrome del bambino scosso (Sbs)».
Al sedicesimo giorno dalla nascita, il neonato era rimasto solo a casa con il papà, mentre la madre era andata a sbrigare delle commissioni. Stando a quanto dichiarato dall'uomo - sentito dagli inquirenti all'indomani dei fatti - il bimbo aveva accusato problemi di respirazione. Fin da subito medici e inquirenti avevano avuto il sospetto che quella non fosse una morte in culla. Il padre aveva raccontato di aver tentato di rianimarlo, quando ha chiamato il 118 le condizioni del piccolo erano già disperate. Il perito della Procura osservò poi come il bambino non fosse affetto da alcuna patologia che potesse causare la crisi respiratoria denunciata dal padre e neppure soffriva di distacco della retina, ritenuto dagli specialisti uno dei campanelli d'allarme più significativi per la Sbs. Messi insieme i dati, la Procura decise per l'iscrizione al registro degli indagati il padre, il cui nome viene taciuto a tutela degli altri figli minorenni. L’uomo è difeso dall'avvocato Francesco Murtas, mentre la madre si è costituita parte civile con l'avvocato Francesca Ferrari.
Dagli accertamenti condotti era risultato che il bambino sembrava perfettamente sano e non aveva mai dato segnali di difficoltà: queste informazioni abbinate ai segni rinvenuti sul corpicino avevano convinto gli investigatori che quella non fosse una delle cosiddette morti in culla, e il pubblico ministero Danilo Tronci aveva avviato l'inchiesta.
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