Pro Service, scagionato Milia altri quattro rischiano il giudizio
CAGLIARI. L’ex presidente della Provincia di Cagliari Graziano Milia esce indenne dall’inchiesta-scandalo sull’allegra gestione della Pro Service, la società in house dell’ente intermedio dove...
CAGLIARI. L’ex presidente della Provincia di Cagliari Graziano Milia esce indenne dall’inchiesta-scandalo sull’allegra gestione della Pro Service, la società in house dell’ente intermedio dove secondo la Corte dei Conti le assunzioni del personale seguono canali privati e le spese sono fuori da qualsiasi controllo. Il pm Maria Grazia Genoese ha chiesto al gip l’archiviazione dell’accusa di peculato contestata all’avvio dell’indagine preliminare: l’esponente del Pd - spiega il magistrato nell’istanza - ha presieduto il cda della Pro Service soltanto per un mese e ha delegato ogni decisione all’allora direttore generale della Provincia Abramo Garau, che resta indagato ed ora, chiusa l’inchiesta, rischia il giudizio. Ora sulla posizione di Milia - difeso dall’avvocato Paolo Sestu - dovrà esprimersi il gip. C’è l’istanza di archiviazione anche per l’amministratore unico Ombretta Ladu difesa da Mario Maffei e per l’ex direttore tecnico Roberto Cossu, difeso da Massimiliano Ravenna. Scrive il pm Genoese che tra il 2011 e il 2012, gli anni di gestione al centro dell’indagine, la Ladu non ha partecipato in alcun modo all’incredibile mangia-mangia descritto dalla Corte dei Conti nella relazione da cui è partito il procedimento penale ma al contrario si è impegnata per riportare la legalità all’interno della società in house. Allo stesso modo Cossu è risultato del tutto estraneo alla vicenda. Restano invece in piedi le accuse di peculato e abuso d’ufficio rivolte dalla Procura al direttore generale Abramo Garau e agli ex amministratori Danilo Onnis, Marco Cabras e Giampaolo Pinna. Scrive il pm che Onnis ha persino usato assegni intestati al conto corrente della società per saldare l’affitto del suo appartamento. Nella relazione firmata dal giudice relatore della Corte dei Conti Maria Paola Marcia, trasmessa alla Procura, si parla di assegni firmati dal presidente del Cda senza un documento che giustificasse la spesa, pagamenti a fornitori sconosciuti, anticipi ai dipendenti, controlli debolissimi su spese in aumento costante. Ancora: 187 assunzioni fra lavoratori socialmente utili, ex addetti dell'antinsetti e precari di varia estrazione in un crescendo di costi - dal 798 mila euro del 2005 ai 4 milioni e mezzo del 2010 - sul quale la Corte dei Conti ha espresso più di un sospetto. In alcuni casi, scrive il pm Genoese nella richiesta di archiviazione, le assunzioni sono state illegittime così come i rinnovi di contratti a termine di cui non risulterebbero neppure le delibere. Poi lo scandalo dei telefonini: quelli aziendali erano 287 - i dipendenti però ereano 187 - tutti su utenze Tim. Poi le auto a noleggio: sedici contratti stipulati nel 2010, per una spesa annua di 165 mila euro. Uso esclusivo per i dipendenti, non rientravano neppure nel garage aziendale. (m.l)
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