Nel 2005 una 16enne uccisa dal gas
Da Sardara a Olbia i precedenti dei giovani rimasti vittime di incidenti domestici
SASSARI. Nel 2001, a Riola Sardo, Fiorella Piras si prepara per uscire di casa. Si infila in bagno intorno alle 8 del mattino. È dicembre, fa freddo. Per scaldare la stanza, la 36enne mette sopra la sedia una di quelle piccole e traballanti stufe elettriche. Entra ed esce dalla doccia, è scalza. Non ha avuto il tempo di accorgersi di nulla: appena ha poggiato i piedi sul pavimento è rimasta folgorata. Secondo le ricostruzioni fatte all’epoca, la stufa si era rovesciata entrando a contatto con l’acqua. La scarica di corrente ha sprigionato un incendio nel quale ha rischiato di morire anche la madre della giovane, accorsa in aiuto della figlia ormai senza vita.
Passano tre anni e nel 2004 capita una di quelle situazioni rare ma non impossibili. Domenico Mossa, un operaio 34enne di Siniscola, rientra a casa dopo una giornata di lavoro intensa. Non vede l’ora di infilarsi sotto l’acqua bollente per rilassarsi e dimenticare le fatiche accumulate. Apre i rubinetti ignaro che quelli fossero i suoi ultimi momenti di vita. Ritrovano il suo corpo percorso e segnato dalla corrente, folgorato per un misterioso corto circuito. All’epoca si parlò di un fulmine che mandò in tilt lo scaldabagno, che quindi scaricò sul corpo dell’uomo tutto il voltaggio possibile.
Un altro anno e arriva il 2005. Per Olbia è una giornata cupa. Una ragazza di 16 anni, Alessandra Moica, viene ritrovata morta dai familiari nel bagno di casa. La morte sembrava un mistero. Inizialmente si pensò a un malore, e invece l’autopsia rivelò che si trattò di arresto cardiaco indotto dal monossido di carbonio. La giovane faceva la doccia ignara che lo scaldabagno a gas stesse facendo le bizze. Mentre l’acqua scorreva, il gas fuoriusciva e la stordiva. Poco a poco, fino a toglierle il fiato. E fermarle il cuore.
Nel 2007, a Sardara, la corrente miete un’altra giovanissima vittima. Si tratta di Ino Garau, appena 22 anni. I familiari lo hanno ritrovato nel cuore della notte riverso nella vasca da bagno ricolma d’acqua.
Forse una disattenzione o forse una fatalità, fatto sta che nell’acqua ci finì anche l’asciugacapelli acceso. La scarica elettrica non lasciò scampo al giovane. Il referto dell’autopsia parlò chiaro: arresto cardiocircolatorio conseguente a folgorazione.
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