La Nuova Sardegna

«Amore e potere Così funziona un matrimonio»

di Roberta Sanna

Francesco Scianna in “Tradimenti” di Pinter Lo spettacolo in Sardegna per il circuito Cedac

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CAGLIARI. «Jerry per me è un uomo immaturo, e questa immaturità me lo rende molto simpatico, nelle sue contraddizioni, nella grande fragilità, mascherata con l’esuberanza. In realtà, sotto sotto, è un uomo che ha bisogno di sentire che tutti gli appoggi della sua vita restino lì. La famiglia, l’amante, il migliore amico: nessuna di queste figure deve venirgli a mancare, se no viene meno lui, nella sua fragilità di stare al mondo». Francesco Scianna racconta alcune caratteristiche del personaggio che interpreta in “Tradimenti” di Harold Pinter, in scena da mercoledì e sino a domenica prossima al Massimo per la stagione di prosa del Cedac. Al fianco di Ambra Angiolini e di Francesco Biscione, per la regia di Michele Placido, l’attore sarà coprotagonista della celebre pièce dell’autore britannico premio Nobel, che mette in scena, con un meccanismo narrativo a ritroso, la vicenda di tre amici: Jerry, Emma e suo marito Robert. Ambientata nella Londra degli anni Settanta.

«Forse è questa la parte che abbiamo un po’ tradito – ironizza l’attore – concentrandoci più sul gioco tra i personaggi e le motivazioni interiori che li spingono ad un certo tipo di azioni. La bellezza della regia di Placido sta nell’averli disegnati in maniera differente fra loro, con una chiave di lettura per ogni personaggio come elemento all’interno della struttura», spiega Scianna. E prosegue: «Ecco, se definiamo le tre figure come elementi del tempo che cambia, per me Jerry sta in mezzo. Robert è l’uomo maturo che ha attraversato con consapevolezza gli anni del rock and roll, delle droghe, ed è riuscito ad elaborare e a venire fuori rinforzato. Jerry è quello che sente la spinta e l’effervescenza… ma fino in fondo non va, non è veramente padrone di sé, non è arrivato al passo successivo. Emma è quella ancorata alla tradizione, si è emancipata, ma potrebbe passare da una famiglia ad un’altra, la famiglia insomma è l’elemento che cerca. Per ora la vivo così, magari domani cambia, perché la bellezza di questo testo è che con ogni pubblico si intuiscono cose differenti, quindi lo spettacolo cresce tantissimo, diventa quasi qualcosa di nuovo».

Francesco Scianna, che tra teatro e cinema è stato diretto da registi come Ronconi, Tornatore, Martone e Comencini (nel recente “Latin Lover”) è particolarmente accurato nella costruzione del personaggio e nel lavoro sul testo. «Ho studiato sull’originale inglese. Pinter segna pause e silenzi come elementi interpretativi che consentono di comprendere ciò che accade a livello emotivo dentro i personaggi e a livello conflittuale tra loro. È come una partitura musicale. E poi anche l’uso di certe parole, e giochi di parole, volevo capirlo in inglese e trovare una possibilità interpretativa anche in italiano». – «La parte divertente del nostro mestiere – prosegue – è anche costruire tutto quello che c’è intorno al personaggio, dove è nato, che studi ha fatto… E man mano che viaggiavo nella fantasia sul mio Jerry venivano fuori dati sul carattere. Ad esempio un elemento di distinzione fra Robert e lui e che il primo è un uomo di cultura mentre Jerry sta più appresso al soldo e ha il fiuto per il successo. Insomma ho lavorato alle cose di Jerry che non c’erano, ma che fanno parte di lui, come i periodi che non sono raccontati nel testo, per cercare di rendere un personaggio più completo».

Scianna è soddisfatto del riscontro da perte del pubblico: «Ha la percezione immediata di queste tre figure, derivante dalla linea interpretativa suggerita da Placido, molto legata ai sensi, alla carne, a ciò che accade in quel momento in scena, cercando di demolire la costruzione rigida. Le reazioni di partecipazione degli spettatori sono evidenti: si riconoscono in certe dinamiche. I personaggi sono insomma molto vicini al pubblico, nonostante qualcuno pensi che il testo possa essere un po’ datato. Non è così, e credo poi che come società, anche se ci stiamo sintonizzando verso rapporti più evoluti, non abbiamo certo superato il problema del tradimento ».

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