La Nuova Sardegna

Enti locali oggi il via libera ma in aula è stata battaglia

di Umberto Aime

La maggioranza si è salvata per soli due voti sull’emendamento cultura Questa mattina il voto in Consiglio e l’approvazione finale della riforma

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CAGLIARI. La riforma degli Enti locali è a un passo dall’ultimo e definitivo sì. Con uno sprint che ha sorpreso anche i più scettici, il Consiglio regionale ha approvato tutti e 75 gli articoli. Oggi – alle 10 – è annunciato il voto sull’intera legge (scritta e riscritta non si sa più quante volte) con possibile applauso finale. È stata una maratona – in certi momenti devastante da sopportare – che però proprio negli ultimi metri ha rischiato di riservare un secondo schiaffone al centrosinistra. La Giunta ha sfiorato la rovinosa caduta sul «pacchetto cultura», quello che trasferisce da Nuoro sotto l’ombrello della Regione la biblioteca Sebastiano Satta, il museo Man e i vertici della Fondazione che «promuove l’università nella Sardegna centrale».

Che paura. A scrutinio segreto e per soli due voti chi governa non è stato buttato giù dalla torre. Anzi, se un consigliere di Forza Italia (pare Edoardo Tocco) non si fosse distratto nell’attimo prima di calcare il pulsante, sarebbe andata sotto per un complicato meccanismo sul calcolo del quorum in aula. Comunque, la maggioranza è riuscita a scampare alla trappola (25 a 23, il risultato finale) e ha tirato un sospiro di sollievo. Sarebbe stato il secondo scivolone da quando, a dicembre, la riforma è arrivata in aula. Il primo pochi giorni fa: con la sconfitta sul numero delle poltrone nel Consiglio della futura Città metropolitana di Cagliari. Questa volta il fuoco amico ha fatto cilecca, ma il caso Nuoro ha tenuto banco per gran parte della seduta.

Lo scontro. Sul pacchetto cultura – così è stato ribattezzato l’emendamento presentato da Roberto Deriu (Pd) – la battaglia fra i poli è stata aspra. Ad aprire l’offensiva è stato Luigi Crisponi (Riformatori): «Siamo alla beffa e alla ricompensa indecente per un territorio che in questa riforma è stato mortificato ed emarginato». Il passaggio di competenze e gestione – motivato nell’articolo a fianco dall’assessore Cristiano Erriu – per Crisponi «non è altro che la conferma di una Regione arrogante e centralista, capace, con questo baratto sgangherato, di offendere non solo una città ma la patria della cultura in Sardegna». La maggioranza non ha replicato all’attacco e si è rifatta a un comma della legge nazionale Delrio: impone il passaggio dei consorzi dai Comuni alle Regioni. A parte la giustificazione, il centrosinistra è rimasto in silenzio e ha avuto paura. Perché, neanche mezz’ora prima, proprio il pacchetto cultura aveva riacceso la polemica. Da Forza Italia all’Udc e al Psd’Az era arrivata l’ennesima sparata contro la riforma e anche in quest’occasione con i peggiori aggettivi.

Ìl litigio. A un certo punto la minoranza ha detto in chiaro che «l’operazione Nuoro» era di fatto una «piccola e misera clientela» e si è chiesta come mai lo stesso salvataggio non fosse stato deciso per le società in house pericolanti di Comuni e Province. Antonello Peru (Forza Italia) ha accusato: «Avete scelto chi mandare in paradiso o cacciare all’inferno senza neanche uno straccio di perché». Qui la maggioranza si è alzata in massa e replicato: «Siamo alla speculazione politica. Non è vero quello che raccontate: i lavoratori li abbiamo messi già in sicurezza con un altro emendamento (presentato da Piero Comandini del Pd) e non ci sono precari promossi e altri al macero».

Gran finale. È quello annunciato: una Città metropolitana, Cagliari, una rete metropolitana (Sassari e Alghero insieme più altri municipi del circondario), una rete urbana sicura (Olbia) e tre probabili (Nuoro, Oristano e l’accoppiata Carbonia-Iglesias), più una cinquantina di Unioni fra i Comuni. Sarà questa la nuova mappa, a partire da aprile.

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