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Graziano Mesina: «Io usuraio? Non ho mai chiesto interessi sui prestiti»

Graziano Mesina
Graziano Mesina

L’ex ergastolano accusato di estorsione da un ristoratore di Sassari. Traffico di droga, in aula a Cagliari non risponde

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CAGLIARI. Graziano Mesina è caduto dalle nuvole: «Mai concesso prestiti a strozzo, mai preso un soldo in più di quanto avevo dato». A riferire la prima, estemporanea reazione dell’ex latitante di Orgosolo è l’avvocato Maria Luisa Vernier, che lo difenderà dalla nuova accusa di estorsione e usura insieme alla collega Beatrice Goddi.

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Gli atti dell’inchiesta appena conclusa si trovano alla Procura di Sassari, i due legali non li hanno ancora visti e Mesina li aspetta. Ma il capo d’imputazione e i servizi pubblicati sui giornali sono bastati perché Grazianeddu mettesse le mani avanti: l’ex ergastolano conferma di essere un uomo disponibile ad aiutare amici e conoscenti, l’ha sempre fatto - dice - ma senza mai sconfinare nell’usura. Nessun riferimento diretto però alla vicenda che gli fa rischiare l’ennesima condanna, quei 40 mila euro concessi per l’accusa al ristoratore sassarese Marco Milia attraverso il direttore di filiale del Banco di Sardegna Pierluigi Costantino Meloni, indagato anche lui con le stesse imputazioni come l’ex autista di Mesina, Giovanni Filindeu.

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Nelle sue parole, riferite dal legale, c’è solo la determinazione a escludere di aver fatto, anche una sola volta nella vita, il terribile mestiere del cravattaro. Per quanto un aspetto della storia sia chiaro: quand’era in libertà, prima di finire dentro per il traffico di droga, Mesina poteva contare su una notevole disponibilità economica. È un dato che al di là del caso sassarese emerge con chiarezza dalle conversazioni intercettate dalla Dda di Cagliari. Il frutto della compravendita di cocaina, a leggere gli atti del procuratore Gilberto Ganassi.

Comunque sia, se Mesina dicesse la verità la vicenda sassarese prenderebbe una piega diversa: lui, l’ex primula rossa, avrebbe passato i soldi a Meloni grazie ai buoni uffici di Filindeu. Un atto di generosità, nessuna intenzione di applicare tassi usurari. Dopo di che a fare la cresta sulla somma sarebbe stato un altro. Ma chi? E poi: si tratta di una ricostruzione realistica? Di certo non per la Procura sassarese, che sulla posizione di Mesina e degli altri due ha già tratto le proprie conclusioni e le ha messe nero su bianco nell’atto di chiusa inchiesta 415 bis.

Ora gli indagati hanno venti giorni di tempo per farsi interrogare, produrre prove, atti e memorie difensive.

Venerdì 29 gennaio mattina intanto Mesina è apparso nell’aula del tribunale di Cagliari, dove risponde di traffico di droga e altri reati insieme alla sua banda. Doveva testimoniare a favore del suo ex avvocato Corrado Altea, ma come imputato di reato connesso si è avvalso della facoltà di non rispondere. Quei pochi minuti trascorsi in tribunale gli sono bastati per parlare col difensore e annunciare indirettamente la sua decisione di respingere le accuse di estorsione e usura. (m.l.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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