La tracciabilità contro le frodi alimentari
La Coldiretti al convegno sull’olio extravergine: «La qualità delle nostre produzioni è superiore»
SASSARI. La parola d’ordine è trasparenza, unica strategia, secondo gli esperti, per contrastare il fenomeno ricorrente delle contraffazioni alimentari. Dalle più recenti operazioni che hanno portato al sequestro di intere partite di olio d’oliva emerge un dato importante: la tracciabilità del prodotto è il sistema più efficace per far fronte alle frodi. Lo ha ricordato Luca Saba, direttore Coldiretti, aprendo ieri, alla Camera di commercio, il convegno dedicato alla valorizzazione dell’olio extravergine d’oliva made in Sardegna. L’evento ha riunito allo stesso tavolo esperti, accademici e produttori. Nelle relazioni degli specialisti si può individuare un unico filo conduttore: il prodotto di qualità ha un costo sensibilmente differente rispetto a quello ordinario e questo deriva da una serie di fattori.
Nel caso dell’olio extravergine d’oliva, a fare la differenza sono le caratteristiche organolettiche e sensoriali, ma anche l’aspetto genetico e le proprietà benefiche. A queste devono essere aggiunte le tecniche di coltivazione e quelle relative alla produzione che portano il prodotto finito sulle tavole dei consumatori. «Deve essere chiaro – spiega Saba – che è impossibile pagare un litro d’olio extravergine d’oliva di qualità a un prezzo inferiore ai 6/7 euro al litro, in caso contrario siamo già davanti a una situazione potenzialmente sospetta riguardo alla bontà del prodotto». Il prezzo, dunque, deve essere per il consumatore un primo campanello d’allarme per capire che tipo di prodotto ha davanti. «Non parliamo necessariamente di frodi – ma è chiaro che una miscela di oli provenienti, per esempio, da aree extracomunitarie avrà un costo diverso rispetto all’olio ottenuto da varietà autoctone nostrane». Non è la solita strenua difesa delle produzioni locali, il fatto è che la qualità delle cultivar di casa nostra è decisamente più elevata rispetto alle altre e a dirlo sono gli stessi specialisti del settore. Maurizio Servili, ordinario di scienze e tecnologie alimentari nell’università di Perugia, ha spiegato che il segreto per ottenere un prodotto di qualità è l’adozione di sistemi di coltivazione che garantiscano la salvaguardia della biodiversità: «Un carattere che sta alla base della struttura dei più pregiati oli italiani». L’appello lanciato durante il convegno – coordinato dal giornalista Pasquale Porcu – è dunque quello di investire sulle produzioni tipiche che garantiscono una buona resa e una qualità indiscussa. Tutto questo è possibile riducendo anche i costi di produzione a patto che vengano usati impianti che permettano la tutela della biodiversità. Ai lavori del convegno hanno preso parte, fra gli altri, il presidente di Coldiretti Sardegna, Battista Cualbu, il presidente della Camera di commercio, Gavino Sini, che ha fatto gli onori di casa, e il capo panel di Agris Sardegna Giandomenico Scanu.
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