La Nuova Sardegna

Nuovi treni veloci, la rivoluzione ritarda

di Silvia Sanna
Nuovi treni veloci, la rivoluzione ritarda

Con i pendolini meno corse. Fermate soppresse nel Nord Sardegna I tempi non si accorciano e i mezzi sono ancora pochi, passeggeri in rivolta

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SASSARI. Sorridono quando sentono parlare di “treno veloce”. Perché 8 minuti risparmiati rispetto al viaggio sulle vecchie carrozze, dicono i passeggeri, sono veramente nulla. Anche perché capita spesso che i tempi si allunghino: un problema alla partenza, un semaforo in tilt, ed ecco allora che i tempi stabiliti si superano in un attimo. Ma la velocità, giudicata ancora insufficiente, non è il principale difetto dei nuovi treni Atr 365, acquistati dalla Regione per 78 milioni di euro e in servizio (tre su 8) dalla metà di dicembre. Chi viaggia abitualmente su rotaie sapeva dall’inizio che i pendolini non avrebbero pendolato, perché volare in curva a 180 chilometri all’ora sulla rete costruita più di 100 anni fa sarebbe una impresa suicida. Infatti la velocità massima raggiungibile è per ora 150 chilometri orari, ma solo in alcuni tratti nel versante sud dell’isola. Il vero problema è che l’introduzione dei treni “veloci” ha portato alla riduzione delle corse e alla razionalizzazione delle fermate. Spesso capita che viaggiatori convinti di salire sull’Atr in realtà vengano dirottati sul Minuetto. Mentre, soprattutto nel Nord Sardegna, alcuni studenti pendolari dell’hinterland di Sassari a causa del taglio delle fermate denunciano vere e proprie odissee quotidiane che devono affrontare per andare a scuola: lunghe ore trascorse sul treno e un incredibile giro dell’oca anche per coprire distanze molto brevi. Soprattutto, colpisce il basso numero di treni a disposizione: la Regione assicura che intorno alla metà di febbraio ci saranno altri 5 Atr, ma nel frattempo il primo mese e mezzo è scivolato via così, tra disagi e polemiche.

Ritardi e partenze flop. Anche ieri qualche problema. A Sassari all’ora di pranzo era atteso l’Atr e invece è arrivato il Minuetto. Chi viaggia di frequente è abituato a fare l’andata su un treno e a rientrare sull’altro. Se non c’è folla, la situazione è sopportabile. Ma nel fine settimana, quando molti pendolari rientrano a casa, a bordo delle carrozze l’aria è invivibile. Al punto che qualche giorno fa a bordo è partita una petizione. Qualcuno ha lanciato l’idea di raccogliere le firme e inviare un documento all’assessore regionale ai Trasporti Massimo Deiana, per invitarlo a ripensare l’intero sistema ferroviario.

Tutti in piedi. Francesco Vargiu mercoledì ha rischiato di arrivare in ritardo in ufficio. Una vita a Cagliari, da poco vive a Sassari e spesso viaggia in treno per raggiungere il luogo di lavoro. «Sono un funzionario della Regione – racconta un po’ divertito – e ho protestato già diverse volte per i disagi che sopporta chi si sposta in treno. E l’arrivo di quelli nuovi non ha migliorato la situazione. L’Atr – racconta – è un pochino più veloce ma spesso parte in ritardo. È successo anche mercoledì a Sassari, poi ha accumulato un altro ritardo a Oristano. Ma al rientro è andata peggio. sul Minuetto, da Cagliari sino a Oristano, c’era posto solo in piedi. Tutto come prima. Una vergogna».

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