La Nuova Sardegna

Donne in Regione, subito la legge

Fronte comune delle consigliere: «Recepire al più presto la preferenza di genere»

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CAGLIARI. Le uniche quattro consigliere regionali su sessanta seggi un primo e solenne giuramento l’hanno strappato: «Mai più ci sarà un voto segreto per affossare la doppia preferenza di genere». In passato c’è stato eccome. Nella passata legislatura, e fu una prova muscolare di maschilismo senza precedenti. Allora organizzata in gran segreto dagli onorevoli, per mascherare la paura di veder traballare potere e poltrone nelle successive elezioni del 2014. Conquistata una prima vittoria, la promessa di «un immediato dibattito in chiaro» è stata del capogruppo di Forza Italia, Pietro Pittalis, e la maggioranza di centrosinistra non vorrà essere da meno, Alessandra Zedda (Fi), Anna Maria Busia (Sdl-Cd), Daniela Forma e Rossella Pinna del Pd hanno messo fretta al Consiglio. «Altri rinvii non sono ammessi», hanno detto una dopo l’altra. Il perché è evidente: nei giorni scorsi la Camera ha approvato l’obbligo che almeno il 40 per cento di donne sia eletto nelle Regioni, poi in Consiglio Centro Democratico e Pd hanno presentato altrettante proposte perché l’uguaglianza sia ancora più a monte, con uomini e donne in parità già nelle liste. «I tempi sono ormai maturi per modificare anche la nostra legge e riequilibrare le diseguaglianze», ha detto Alessandra Zedda, per sottolineare subito dopo: «La politica continua ad avere un passo troppo lento e spesso fuori dal tempo». Serve più presenza delle donne nelle istituzioni: «Lo sanno tutti che può essere solo un valore aggiunto e anche determinante per affrontare meglio i problemi», con l’auspicio – ha concluso il vicecapogruppo di Fi – che «le donne finalmente votino donna e non disperdano la loro forza». Secondo Anna Maria Busia, «il Consiglio deve evitare che la Sardegna, in materia elettorale ha competenza primaria, rischi di rimanere più indietro rispetto alle altre regioni». Rossella Pinna è andata oltre: «Sono contraria alle quote rose, ma mi rendo conto che oggi servono azioni forti o passeranno altri 30-40 anni per vedere riconosciuti i diritti». Nelle Regioni, su 897 consiglieri solo 159 sono donne, è appena il 17 per cento e «in Sardegna, come sappiamo, stiamo peggio», è stata la denuncia di Daniela Forma, per chiudere: «Gli ostacoli che ancora ci sono vanno superati con decisione e serve l’accordo di tutti». La presidente della commissione pari opportunità, Barbara Congiu, ha guardato oltre l’ostacolo: «Sul giuramento del no al voto segreto, vigileremo». (ua)

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