La Nuova Sardegna

La testimonianza di un mediatore linguistico

L’operatore: «Io cacciato dopo due mesi da incubo»

SASSARI. La gestione del centro di accoglienza ex Caravel di Predda Niedda – finito nella bufera in seguito alla visita a sorpresa da parte della commissione parlamentare per la tutela dei diritti...

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SASSARI. La gestione del centro di accoglienza ex Caravel di Predda Niedda – finito nella bufera in seguito alla visita a sorpresa da parte della commissione parlamentare per la tutela dei diritti dell’uomo – è chiacchierata da tempo. Prima di tutto tra chi ha avuto la fortuna – o la sfortuna – di lavorare tra le mura del vecchio ristorante (il Caravel appunto). Uno è Antonello Are, un mediatore linguistico sassarese con qualche anno di esperienza alle spalle in tema di centri di accoglienza e volontariato, che ha lavorato due mesi nel centro gestito dalla 4esse Srl prima di essere allontanato. «Qualche mese fa sono stato preso come mediatore culturale – racconta l’uomo – e ai ragazzi facevo lezione di italiano». Appena messo piede nella fatiscente struttura di Predda Niedda – nel settembre 2015 – ha cercato di capire le esigenze dei migranti. Mentre i ragazzi studiavano l’italiano lui studiava loro. Antonello si è guadagnato la loro fiducia e ha intavolato quel dialogo che mancava con i gestori del centro. E non era l’unico dei problemi, dato che la vita all’ex Caravel non è mai stata facile. «Spesso si trattava di problemi tecnici – spiega il mediatore – tipici di una struttura nella quale di botto arrivano decine di persone, ma altre volte invece si trattava di problemi seri, spesso anche frutto di incompetenza». I primi attriti sono nati per la qualità dell’acqua. «Ho notato che l’acqua era spesso giallina – continua Antonello Are –. In pratica ai migranti venivano fornite le bottiglie di acqua minerale ma riempite con quella presa dal rubinetto. Che di per sé andrebbe bene ma spesso era gialla, e io la bevevo insieme ai ragazzi per una questione di identificazione». Poi è successo che un giorno l’acqua usciva dai rubinetti talmente torbida e puzzolente che è scattata la rivolta. «Ho consigliato ai ragazzi di non berla assolutamente – riprende il mediatore – e ho segnalato la cosa alla direzione, chiedendo che venissero acquistate delle casse di acqua minerale. Ma niente, si rifiutavano di comprarla». C’è poi la questione del frigorifero fantasma. «Non c’era un frigo funzionante – continua Antonello Are – in cucina ne avevano tre guasti che venivano usati come armadi. Il cibo della notte restava al caldo tutta la notte». In che senso? «Che il cibo della notte eniva servito l’indomani a pranzo senza essere conservato». E la situazione dell’infermeria? «Nei due mesi in cui ho lavorato al centro – sottolinea – non ho mai visto un medico aggirarsi per la struttura. Ricordo che una notte si è sentito male un ragazzo e l’ho portato io al pronto soccorso». Com’è andata a finire? «A novembre sono stato allontanato senza essere stato pagato e ho denunciato la cosa all’ispettorato del lavoro». (s.s.)

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