La storia semplice e dolce di una donna e del suo falco
“Io e Mabel” di Helen Macdonald: un libro straordinario, di rara finezza Naturalista e ricercatrice, l’autrice racconta il dolore dopo la morte del padre
di Giuseppe Mussi
È sorprendente quanto sia facile rilevare, nella babele della narrativa contemporanea, poche e solide derive della scrittura: accanto alla sempreverde proliferazione della letteratura di genere – potremmo dire però ancora più incardinata (e al ribasso) nella riscrittura, nel citazionismo e nella reidratazione del “già scritto” – si assiste, curiosi, alla consacrazione di un’onnipresente auto-fiction, all’uso condiviso e orgogliosamente rivendicato di materiale autobiografico, corretto con un velo di polvere di romanzo.
È cosa ben nota: dopo l’ubriacatura postmodernista, l’esaltazione della fantasia in letteratura ha subito un brusco arresto per ripiegare, interamente, con risultati a volte inquietanti, in uno sperimentalismo esclusivamente formale e stilistico (anche questo, ahinoi, non proprio di prima mano). Ma cosa manca nell’oceano dell’iperproduzione narrativa dei nostri giorni, dove ormai gli scrittori rischiano di superare in numero i lettori? Una cosa semplicissima e barbaramente dimenticata: la libertà. O meglio, la coscienza della propria libertà nello scrivere. Sembrano davvero pochi gli autori in grado di non costringersi in pastoie narratologiche, sabotarsi in confessioni sventuratamente naïf o arroccarsi in vetusti costumi stilistici.
Per queste ragioni è sorprendente l’uscita di un libro come “Io e Mabel. Ovvero l’arte della falconeria” (Einaudi, pp. 288, 19,50 euro) di Helen Macdonald, naturalista e ricercatrice di Storia e filosofia delle scienze a Cambridge. Un libro straordinario, di rara finezza, scritto con un invidiabile senso della misura e dell’equilibrio; soprattutto un libro di inarrivabile semplicità.
Helen Macdonald racconta la sua esperienza di falconeria, l’addestramento di una femmina di astore, cominciata in reazione alla morte del padre e portata avanti con maniacale determinazione in un radicale isolamento. La realizzazione di un desiderio covato già dalla sua prima infanzia e unica occasione possibile per ritrovare se stessa. Un’autobiografia singolare e insieme perfetta, che oggi avrebbe molto da insegnare al romanzo e proprio in virtù della sua libertà di osservazione, movimento e grazia nella scrittura.
Anche un dialogo a distanza con T.S. White (celebre autore di “La spada nella roccia”), che in “The Goshawk” raccolse la sua esperienza di falconiere. “Io e Mabel” è però, più di ogni altra cosa, una preziosa lezione sul senso della perdita, sulle possibilità dell’identificazione e della memoria, sulla scoperta di sé. Un libro destinato a rimanere, decisamente da non perdere.
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