Caso Barracciu, la difesa: «Processo da annullare»
L’avvocato: separando la posizione dell’ex sottosegretario lesi i diritti della difesa La replica del pubblico ministero: nessuna violazione, è stata applicata la legge
CAGLIARI. La decisione di separare la posizione di Francesca Barracciu da quella degli altri trentadue consiglieri regionali del centro sinistra accusati di peculato aggravato «è stata più politica che giudiziaria» e ha leso il diritto di difesa, perché l’imputata non ha potuto esaminare gli atti del procedimento principale. Per l’avvocato Franco Luigi Satta, che patrocina l’ex sottosegretaria ai Beni culturali, non possono esserci alternative: «Il provvedimento di rinvio a giudizio dev’essere annullato e rispedito alla Procura, il capo d’imputazione, oggi incomprensibile, va riscritto come Dio comanda». Con l’esponente del Pd seduta al suo fianco davanti ai giudici del tribunale - presidente Massimo Poddighe, a latere Nespoli e Alterio - il celebre penalista sassarese ha sferrato il suo attacco gentile («niente di personale, massima stima per il pubblico ministero») seguendo la linea già tracciata alle udienze di fronte al gip e al gup, dove la questione è stata respinta. Un tentativo articolato e riassunto in una memoria scritta di evitare alla Barracciu un giudizio in solitario, dove l’ex onorevole regionale è chiamata a difendersi da accuse molto pesanti: aver speso 81 mila euro tratti dai fondi del gruppo regionale Pd senza una giustificazione compatibile con la legge, di cui 33 mila spiegati con i consumi di carburante della propria automobile. Satta ha parlato per mezz’ora, la replica del pm Marco Cocco è durata la metà e a tratti è stata piuttosto caustica: «Forse nel dire che il capo d’imputazione va riscritto come Dio comanda l’avvocato voleva dire come Franco Luigi Satta comanda, ammesso che ci siano differenze». Il magistrato è entrato nel merito delle questioni giuridiche: «La decisione di stralciare la posizione dell’imputata è pacificamente affidata all’autonomia del pubblico ministero - ha sostenuto l’accusa - e la Cassazione ha stabilito come non sia neppure necessaria una motivazione». Sulla violazione del diritto di difesa, rivendicata dall’avvocato Satta, la risposta è stata categorica: «L’imputata è stata interrogata due volte nel giro di pochi mesi, aveva annunciato ulteriori spiegazioni sull’uso dei fondi, ma siamo ancor’oggi in attesa di conoscerle». Ancora: «Non c’è alcun profilo di connessione tra il fascicolo Barracciu e quello chiuso il 9 dicembre 2015 contro gli altri consiglieri indagati e comunque, se la difesa avesse avuto interesse a esaminare gli atti del procedimento principale sarebbe bastata una richiesta d’accesso, che non è mai arrivata». Lo scontro accusa-difesa, avvenuto già alla prima udienza del dibattimento, la dice lunga sul clima che segnerà il processo. Nell’esposizione delle questioni preliminari l’avvocato Satta ha in qualche modo anticipato una parte della linea di difesa, quando ha sostenuto che nella vicenda dei fondi ai gruppi esiste una distinzione tra chi detiene i soldi e chi li spende. Il riferimento era per la responsabilità del capogruppo e del tesoriere del Pd: erano loro che distribuivano le somme. Su questo punto il pm Cocco non ha replicato («sono argomenti per l’arringa») mentre il confronto si è acceso sull’istanza a suo tempo avanzata dall’accusa di ottenere l’interdizione dall’incarico di governo per la Barracciu: «Da un lato l’inchiesta era chiusa - ha detto il penalista - dall’altro, una volta incassato il diniego della misura dal gip, il pm ha chiesto una proroga di sei mesi per le indagini e ha disposto la separazione della posizione con un abuso del diritto». Tutto questo, per l’avvocato Satta, dovrebbe condurre «all’oscuramento di una serie di atti e all’annullamento del provvedimento che dispone il giudizio». La risposta di Cocco: «La scelta di separare la posizione è stata assunta a vantaggio della signora Barracciu, che a marzo 2014 era sottosegretaria di stato e aveva tutto l’interesse ad ottenere un processo breve».
Il 17 marzo il tribunale deciderà sulle questioni.
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