La Nuova Sardegna

Da 7 mesi ostaggio in Libia

di Alessandro Pirina

Lavorava dal 2001 in Africa, ma tornava sempre nella sua Sardegna

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CAPOTERRA. La sua ultima volta in Sardegna fu una toccata e fuga. Pochi giorni a casa, a Capoterra, e una gita a Cala Gonone prima di fare ritorno in quella che da ormai 14 anni era la sua seconda casa. Fausto Piano aveva abbracciato la moglie, i figli ed era ripartito alla volta dell’Africa. Come faceva da quasi tre lustri, da quando il lavoro lo aveva portato a vivere per gran parte dell’anno tra la Libia e la Tunisia. Era la mattina dell’11 luglio del 2015. Otto giorni prima del sequestro e dell’inizio dell’incubo dal tragico epilogo. Fausto Piano, 61 anni, in Africa era ormai di casa. Lavorava per la Bonatti, la holding di Parma general contractor nel settore dell’oil and gas, dal 1991. Da semplice meccanico era stato promosso supervisore. Una carriera che negli ultimi 15 anni aveva svolto principalmente in mezzo al deserto. Congo, Gambia, Libia. Il lavoro lo aveva portato a vivere nel cuore dell’Africa. Un terra che negli ultimi anni è sempre più destabilizzata da rivoluzioni e restaurazioni, quasi sempre caratterizzate da una propaganda antioccidentale. Piano ne era consapevole, sapeva di camminare su un terreno minato, ma il suo lavoro era lì, nell’Africa tormentata dalle guerre.

Il rapimento. E anche la mattina del 19 luglio, quando è stato rapito insieme ai colleghi Salvatore Failla, Gino Pollicardo e Filippo Calcagno, stava andando al lavoro. Erano stati bloccati e portati via a Sabrata durante il trasferimento a bordo di un furgone da una cittadina tunisina al confine con la Libia, dove i 4 vivevano, a Mellitah, a 60 chilometri da Tripoli, dove c’è l’impianto gasiero controllato dall’Eni per il quale lavoravano. Un viaggio a rischio, a detta dello stesso governo Renzi, che accusò la Bonatti e l’Eni di aver mandato i suoi tecnici allo sbaraglio. Da quel momento è iniziato il suo calvario. E quello della famiglia che fino a ieri ha continuato ad aspettarlo a Capoterra.

La famiglia. Fausto Piano era sposato con Isabella Fois, da cui aveva avuto tre figli. Giovanni di 40 anni, Stefano di 38 e Maura, la più piccola, di 26. Tutti sposati. Per tutti sette mesi e mezzo di inferno. Ma anche di speranza. Dal 19 luglio la famiglia è stata in continuo contatto con la Farnesina. Chiamate a cadenza quasi quotidiana per avere notizie, rassicurazioni sul destino di Fausto e dei suoi colleghi. A tenere i rapporti col ministero degli Esteri era soprattutto la moglie Isabella, che gestiva un negozio di scarpe nel centro di Capoterra fino al febbraio dell’anno scorso, quando aveva deciso di chiuderlo con l’idea di stare più vicina a suo marito.

Capoterra. Il tecnico, infatti, tornava in Sardegna ogni volta che gli era possibile. Nonostante abitasse ormai da tanti anni lontano, la sua prima casa restava Capoterra, dove era nato e dove, al netto dei lunghi periodi trascorsi in Africa, aveva sempre vissuto. E, infatti, anche qualche giorno prima del rapimento aveva trascorso una piccola vacanza dalla famiglia e si era anche concesso una gita a Cala Gonone, documentata con un album di foto sul suo profilo Facebook.

Facebook. A Fausto Piano piaceva condividere le sue foto sul social network, forse era un modo per sentire meno la distanza tra la Libia e la Sardegna, per sentirsi più vicino a casa. Ed è proprio da Facebook che esce il ritratto di quella che era la sua vita africana. Le grandi opere frutto del suo lavoro in Gambia, in Congo e appunto in Libia. E armi e carri armati, uno spaccato di Paesi alla prese con guerre, attentati e sollevazioni popolari. L’ultima presenza di Piano su Facebook è un post di una settimana prima del rapimento. Foto di una giornata spensierata trascorsa con i familiari in Sardegna.

La solidarietà. L’ultimo scatto insieme, probabilmente. Sette giorni dopo il sequestro. L’inizio di un incubo che di positivo ha avuto solo la grande solidarietà di Capoterra. Il primo agosto l’intero paese aveva partecipato a una fiaccolata silenziosa che da corso Gramsci era arrivata fino a via Carbonia, dove abita la famiglia Piano. E dove ieri mattina dalla Farnesina è arrivata la telefonata che a cui la signora Isabella non avrebbe mai voluto rispondere.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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