Referendum contro le trivelle, l’isola in campo per l’ambiente
Al voto su un unico quesito che riguarda la durata delle autorizzazioni entro le 12 miglia. Se vincerà il “sì” sarà abrogata la norma che consente le proroghe alle concessioni
SASSARI. All’unico quesito sopravvissuto potrebbero aggiungersi in corsa altri due: dipenderà dalla decisione della Corte Costituzionale, chiamata a pronunciarsi – probabilmente accadrà nella giornata odierna – sul conflitto di attribuzione sollevato da sei delle nove regioni promotrici del referendum anti trivelle. Se la Consulta riconoscerà il conflitto, all’appuntamento del 17 aprile i votanti potrebbero essere chiamati a dire la loro su tre opzioni. La risposta giusta per salvare l’ambiente, sostiene il comitato dei referendari, è il “sì”.
Al voto per il referendum. L’argomento al centro del referendum popolare sono “le ricerche e la coltivazione di idrocarburi i in zone di mare entro dodici miglia marine”: in particolare, i votanti dovranno pronunciarsi su un unico quesito che riguarda la durata delle autorizzazioni già rilasciate per le ricerche in mare.
Si vota sì per dire no. Si tratta di un referendum abrogativo, perché se vincerà il sì la conseguenza immediata sarà la cancellazione dell’articolo 6 comma 17 del Codice dell’ambiente che prevede la possibilità di prorogare le autorizzazioni sino all’esaurimento del giacimento. In sostanza, si barra la croce sul “sì” per dire no alle trivelle, per fermare l’attività di ricerca ed evitare deroghe alla scadenza già stabilita. Se vincerà il “no”, i titolari delle concessioni avranno invece la possibilità di andare avanti attraverso un prolungamento dell’attività in corso.
Il quorum. Per raggiungere il quorum è necessario che partecipi alla votazione il 50 per cento più 1 degli aventi diritto. Se questa percentuale non sarà raggiunta il referendum non avrà valore e resteranno in vigore le disposizioni stabilite dal Codice dell’Ambiente.
La mobilitazione. La Sardegna è in prima fila nella battaglia contro le ricerche in mare. L’isola, con in testa il presidente del consiglio regionale Gianfranco Ganau, fa infatti parte del comitato di regioni promotrici del referendum. Inizialmente in 10, sono rimaste in 9 perché l’Abruzzo si è defilato: oltre alla Sardegna, ci sono la capogruppo Basilicata e poi le Marche, la Puglia, il Veneto, la Calabria, la Liguria, la Campania e il Molise. Il 30 settembre scorso le regioni hanno depositato in Cassazione sei quesiti referendari contro le trivellazioni entro le 12 miglia dalla costa e sul territorio. I sei quesiti chiedevano l'abrogazione di un articolo dello Sblocca Italia e di cinque articoli del decreto Sviluppo, tutti riferiti alle procedure per le trivellazioni.
Un solo quesito. In seguito all’intervento del governo, recepito dalla Corte costituzionale, dei 6 quesiti iniziali è rimasto solo quello relativo alla proroga delle concessioni. Alcuni emendamenti alla legge di Stabilità hanno infatti imposto una serie di paletti sulla questione trivelle. In particolare, il governo ha stabilito che non potranno più essere rilasciate autorizzazioni per le ricerche in mare entro le 12 miglia della costa e che tutte le decisioni dovranno essere assunte insieme alle comunità locali. La Consulta, dichiarando soddisfacente e chiarificatore l’intervento del governo, ha cassato tutti i quesiti mantenendone – per ora – soltanto uno. Quello sul quale gli italiani dovranno pronunciarsi il 17 aprile.
Gli scenari. Se vincerà il si, entro breve tempo piattaforme e trivelle impegnate nelle ricerche spariranno dall’orizzonte, liberando lo specchio di mare compreso entro le 12 miglia dalla costa (circa 22 chilometri). Al momento, le piattaforme interessate dall’esito del referendum sono 21: gli impianti si trovano lungo la costa adriatica, tra il Veneto, l’Emilia Romagna, l’Abruzzo, le Marche e il Molise, i più giù nel golfo di Taranto tra la Puglia, la Basilicata e la Calabria, e poi nel canale di Sicilia, tra le Egadi e Pantelleria. In Sardegna il pericolo non è per ora all’orizzonte. Ma una risposta inequivocabile al referendum, dicono i promotori, allontanerebbe anche possibili ombre in futuro.
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