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Aias, il pm: «Arresti per quattro»

Aias, il pm: «Arresti per quattro»

La Procura insiste perché venga aggravata la misura per chi ha partecipato alle violenze sui malati

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CAGLIARI. Il pubblico ministero Liliana Ledda insiste: la sospensione dal lavoro non basta, quattro operatori del centro Aias di Decimomannu coinvolti direttamente nelle violenze fisiche e psicologiche sui pazienti disabili mentali - documentate dai video dei Carabinieri - devono andare agli arresti domiciliari, un quinto dev’essere interdetto almeno temporaneamente dal servizio. Opposta la posizione della difesa: la misura imposta dal gip Giampaolo Casula è sufficiente, non c’è pericolo che il reato venga ripetuto e di conseguenza nessuna ragione per rendere più duro il provvedimento contro il quale la Procura ha presentato appello al collegio del tribunale.

Nessuna sorpresa dunque dall’udienza che si è svolta ieri mattina davanti al presidente della seconda sezione Massimo Poddighe e ai giudici Simone Nespoli e Francesco Alterio, che dovranno stabilire quale sia la misura più corretta per l’infermiere Roberto Cannavera, difeso da Mario Canessa, e per gli operatori socio-sanitari Carlo Pintus, Luigi Lobina e Tiziana Meloni, assistiti da Patrizio Rovelli, Massimo Ledda e Benedetto Ballero. Mentre per Monica Frau - che era rimasta fuori dall’ordinanza del giudice Casula ma è indagata per maltrattamenti come gli altri quattordici - il pm Ledda chiede la sospensione dal lavoro per sei mesi. Il tribunale ha ora dieci giorni di tempo per decidere, ma si tratta di un termine ordinatorio, quindi non categorico.

Resta centrale in questa fase del procedimento la posizione di Pintus, l’operatore che nel corso dell’esame di garanzia davanti al gip Casula ha ammesso di aver usato metodi anche violenti per gestire i pazienti ma ha anche attribuito buona parte della responsabilità di quanto accaduto a Decimomannu all’amministrazione dell’Aias, che - secondo quanto ha riferito al giudice, assistito dal proprio legale - non metterebbe a disposizione degli operatori mezzi sufficienti per garantire un’assistenza efficace. Pintus è stato il solo ad accettare l’esame del giudice, ha risposto per circa due ore alle domande del magistrato, non ha smentito i fatti documentati dall’inchiesta dei carabinieri della polizia giudiziaria e del Nas ma ha imboccato la strada delle giustificazioni, mettendo le condizioni di lavoro - a suo dire proibitive - al centro dell’attenzione giudiziaria. Secondo Pintus nel centro Aias di Decimomannu sarebbe normale assistere anche cinquanta pazienti con gravi disturbi psichici, coi medici che spesso la notte latitano e lasciano soli gli operatori, spesso impegnati a fronteggiare situazioni critiche. Ed è per questo che qualche volta il nervosismo - ha spiegato Pintus - prevale sul rispetto dei pazienti. Affermazioni che sono state smentite drasticamente conuna nota stampa dall’amministratore dei centri Aias dell’isola Vittorio Randazzo: il personale c’è e ci sono i mezzi sufficienti per operare. (m.l)

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