A Porto Torres è caos in Comune
La capogruppo si dimette: mi hanno minacciata. Wheeler: un errore candidarla
PORTO TORRES. Attacchi pubblici e vita privata. Denunce per minacce e atti persecutori, con registrazioni allegate, ed espulsioni arrivate e rimandate al mittente. Media che si buttano sulla notizia del «fidanzato giornalista da lasciare» e Movimento che dovrebbe essere in subbuglio ma si mostra compatto più che mai. Tutto a Porto Torres, dove, all’ombra di una crisi industriale che pare ormai irreversibile, la giunta guidata dal “marziano” Sean Wheeler ha fatto saltare il banco alle elezioni del giugno 2015 e si trova a governare con il suo monocolore grillino una delle situazioni più drammatiche dell’intera Sardegna. Un compito da far tremare i polsi, soprattutto se la versione del Movimento in campo è di quelle “hard”: zero fiducia nella stampa, prima esperienza amministrativa per tutti, sindaco di carattere, a volerci andar piano, schivo. Attivisti sul piede di guerra con tutto ciò che è passato. E luna di miele finita, con una città in ginocchio che alla rivoluzione inizia a non crederci più.
Espulsa. Dentro questo scenario elettrico si innesca la bomba di Paola Conticelli, espulsa nei giorni scorsi dal comitato nazionale. Che a febbraio si dimette da capogruppo in consiglio comunale con una durissima lettera nella quale denuncia: «un metodo di gestione opposto a tutto quello che avevamo pensato e proposto», e adombra: «offese personali, minacce, gravissime ingerenze nella mia vita privata e nella mia libertà», confermate in una serie di denunce a carico dei vertici del movimento.
La denuncia. «Certo che le ho fatte – conferma lei, ex segretaria cittadina di Sel e seconda più votata nel M5S – l’8 marzo. Con file audio allegati. E, nonostante i miei rilievi siano prettamente politici, è stata l’insostenibile e inaccettabile pressione personale a convincermi a far saltare tutto». Pressione che riguarderebbe uno scarso gradimento per il compagno, giornalista («mi hanno detto di lasciarlo o di dimettermi», racconta in un post), ma anche del figlio piccolo non benvenuto alle riunioni di maggioranza a cui talvolta lo portava. E di un tentativo di “smarcarsi” dal controllo, a suo dire, totale: «Postavo su facebook i lavori della mia commissione. Mi hanno detto che dovevo chiedere il permesso. Poi ho chiesto che si ruotasse la carica di presidente del consiglio, come deciso. Mi è stato detto che le cose erano cambiate. Da lì è iniziato un mobbing pesante, quotidiano. Di persona, in chat e con la benedizione del sindaco».
Non me ne vado. Fin qui la versione di Conticelli, che di dimettersi dal M5S non ha intenzione («ho fatto ricorso, nulla è deciso»), di lasciare il consiglio men che mai. E che sembra ripercorrere molte storie simili di espulsi e fuoriusciti pentastellati.
Il sindaco. «Effettivamente – replica sornione il sindaco Wheeler – molte di queste storie hanno in comune una cosa, alcuni entrano nel M5S e vogliono trasformarlo in un partito. Non ci riescono e scappano. Senza dimettersi mai sia chiaro». Stessa storia per Conticelli, su cui buona parte del movimento cittadino aveva puntato la prua fin da prima delle elezioni: «Per molti – racconta Wheeler - era pacifico che, visto che veniva da Sel, non si candidasse. Lei invece voleva fare il sindaco. Si è deciso di farla partecipare. È stato un errore, ne facciamo tanti, è parte del nostro ottimismo». Una sfiducia che rimane nell’aria: «Voleva fare una corrente – spiega Wheeler – poi voleva essere lei il presidente del consiglio. Però alle riunioni non partecipava mai. A volte portava il bambino, qualcuno gli ha detto che non era il caso. Ma non datemi del sessista, io per mesi ho fatto il mammo». Sulla questione del compagno: «Gli ho detto che parlava sempre e solo male di noi e quindi anche di lei. Ma da persona, non da sindaco. Gli ho detto di parlarci, mica di lasciarlo». Sulle minacce: «Chi mi conosce sa che sono assurdità». Per le critiche politiche: «Dice che il sindaco non fa il sindaco e gli assessori non fanno gli assessori? – chiude Wheeler –. È vero. Tutti facciamo qualcosa di più. Siamo ingenui, forse. E anche diffidenti. Ma siamo onesti, lavoriamo. E impariamo». «Dica quel che vuole – replica Conticelli –. Io so quale è la verità, sono fiera di quello che ho fatto, e finalmente mi sento di nuovo libera».
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