La Nuova Sardegna

Trivelle, il Pd si spacca anche nell’isola

di Alessandro Pirina
Trivelle, il Pd si spacca anche nell’isola

Il capogruppo Cocco si astiene mentre Pigliaru non prende posizione. Ganau chiama in soccorso i segretari provinciali

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SASSARI. Il Pd cambia verso e vira verso l’astensione. A settembre l’intero gruppo dem in Consiglio regionale si era schierato contro le trivellazioni e aveva dato il via libera al referendum. Un sì trasversale con la sola opposizione del renziano di ferro Gavino Manca. Ma ora, alla vigilia della consultazione referendaria, il Pd fa marcia indietro e sposa la linea dell’astensione della premiata ditta Guerini-Serracchiani. Il partito a livello regionale non si è ancora espresso, il segretario Renato Soru non ha ancora detto ufficialmente come si comporterà il 17 aprile, ma i suoi fedelissimi si schierano per l’astensione. A partire dal capogruppo in Consiglio regionale, Pietro Cocco. «In questo momento il partito non ha una posizione univoca, ognuno ha la sua, e io dunque ho la mia – afferma –. Quando abbiamo votato l’adesione al referendum c’erano in ballo 6 quesiti e col nostro voto abbiamo costretto il governo a intervenire. E oggi di quei 6 ne rimane solo uno che non riguarda la Sardegna, ma autorizzazioni già esistenti nel mare Adriatico. Il referendum dice che non devono essere rinnovate, ma i nostri vicini, come la Croazia, continueranno a esercitare. Di qui la decisione di astenermi».

Il silenzio di Pigliaru. Un cambio di programma che si unisce alla freddezza che la giunta ha sempre mostrato verso il referendum. Dal governatore Francesco Pigliaru all’assessore Donatella Spano, nessuno si è mai espresso con chiarezza sulla consultazione del 17 aprile. In Sardegna, a differenza di altre regioni come Liguria, Veneto e Puglia, dove i governatori Toti, Zaia ed Emiliano sono in prima linea contro le trivelle, l’esecutivo ha scelto un profilo basso. Né con il no, né con il sì. Una posizione non molto dissimile dall’astensione decisa dai vertici romani.

Il fronte del sì. La decisione dei soriani di astenersi, unita alla freddezza della giunta, indubbiamente indebolisce il fronte del sì in casa Pd. E quindi anche la posizione di Gianfranco Ganau che, forte del mandato dell’intero Consiglio regionale, aveva dalla sua una maggioranza bulgara. Invece, mentre gli altri partiti sono tutti per il sì, le defezioni arrivano proprio dal suo Pd. Il presidente del Consiglio regionale, nel frattempo ha invitato tutti i segretari provinciali del Pd a convocare assemblee col referendum all’ordine del giorno. Nuoro e Oristano si sono già schierati contro l’astensione. Con Ganau rimangono comunque diversi consiglieri come Giuseppe Meloni, che ritiene «sbagliata la decisione di astenersi».

In ordine sparso. Ma all’interno della stessa area anti-Soru c’è anche chi aspetta di conoscere la posizione ufficiale dei vertici regionali. È il caso di Roberto Deriu. «Sono un consigliere semplice, sarò ligio alle indicazioni del partito». Chi invece non ha dubbi è Gavino Manca. «Dissi no a settembre, lo ribadisco ora. Non si possono chiamare i cittadini a esprimersi su questi temi. E soprattutto non si può dire sempre di no».

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