La Nuova Sardegna

La sfida del calcio contro il terrore

di STEFANO TAMBURINI
La sfida del calcio contro il terrore

Gli Europei in Francia dal 10 giugno possono diventare un facile bersaglio

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di STEFANO TAMBURINI

Non potevano e non dovevano far altro che dirlo forte e chiaro che non ci pensano proprio a far giocare anche una sola partita a porte chiuse. Ma quelli dell’Uefa, il governo europeo del calcio, sanno benissimo che fra 78 giorni, dal 10 giugno al 10 luglio, gli Europei di Francia saranno un potenziale appetitoso bersaglio del terrorismo. E che bersaglio: 24 nazionali e i loro ritiri, milioni di tifosi in movimento fra dieci stadi di nove città. Ci saranno 51 partite, fino a quattro al giorno. Nel giro di poche ore capiterà di giocare a Parigi, Marsiglia, Bordeaux e Lens. Di fatto, un gigantesco risiko.

Lo sanno bene all’Uefa che non sarà facile e che ovviamente non dipenderà da loro stabilire se una partita sarà a rischio. Che toccherà ad altri decidere, magari anche in extremis, che è meglio non ammassare gente in uno stadio.

Oggi però non si può far diversamente, perché sarebbe una sconfitta in partenza: il calcio è vulnerabile di per sé, avendo a che fare con tifoserie complesse. Ma anche i peggiori hooligans sono ben poca cosa rispetto a questi guerriglieri del male. Gli hoolingans almeno sapevi chi erano, li vedevi, potevi affrontarli con metodi codificati e collaudati.

Così come è stato relativamente semplice, appena due anni fa in Brasile per i Mondiali, affrontare un malcontento di massa legato a sperperi e ruberie di un’organizzazione che realizzava stadi sfarzosi a due passi dalle bidonville mentre i prezzi dei biglietti degli autobus crescevano a dismisura. A un certo punto, in una terra sacra per il calcio, il Mondiale erano arrivati a odiarlo in sei su dieci. L’anno prima, durante la prova generale della Confederations cup, i manovratori del circo pallonaro si erano trovati circondati da centinaia di migliaia di persone perbene incazzate nel profondo dell’animo. E per fronteggiarle, di fatto, c’era un poliziotto ogni sette spettatori. Un’enormità ma al tempo stesso una mossa efficace proprio perché si trattava di tener lontana una massa armata solo di rabbia e malcontento.

Qui no, qui è diverso. Qui saranno pochi e ben mimetizzati quelli che potrebbero spingersi fin dentro gli stadi per seminare morte e terrore, come già avevano provato a fare allo Stade de France, periferia parigina, lo scorso 13 novembre, quando Francia e Germania stavano giocando un’amichevole di fronte a 80mila spettatori. L’attentatore, non riuscendo a entrare, si era fatto esplodere appena fuori, mentre a Parigi era in corso ben altra carneficina.

In uno scenario di puro terrore ieri è stata prima annullata l’amichevole Belgio-Portogallo, prevista per martedì 29 a Bruxelles, poi è stata spostata a Leira in Portogallo. Per gli strateghi del terrore una piccola vittoria, simbolica ma anche un doveroso atto di prudenza. Quando si giocherà sul serio, non sarà però così semplice prendere decisioni anche drastiche. Saranno 51 sfide con il batticuore, sperando che sia solo per ciò che accadrà in campo. Non ci sono alternative, se non quella di appendere un cartello con scritto «chiuso per paura». Proprio ciò che vorrebbero i guerriglieri del male.

@s__tamburini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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