La Nuova Sardegna

Renzi: «Non c’è una minaccia specifica»

di Gabriele Rizzardi

Vertice premier-capigruppo a palazzo Chigi. Allarme degli 007 iracheni: «Anche in Italia elementi del gruppo di Parigi»

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ROMA. «Abbiamo, come tutti i partner, messo in campo ogni misura di sicurezza necessaria, anche se non risulta ad ora una minaccia specifica in Italia». Dopo gli attentati i che hanno messo in ginocchio Bruxelles, Matteo Renzi convoca a Palazzo Chigi i capigruppo di maggioranza e opposizione per fare il punto sulla sicurezza interna del Paese. Il segnale che il premier lancia è di reagire compatti all’ennesimo attacco jihadista che ha messo a nudo la vulnerabilità dei sistemi di sicurezza nella Ue. «Occorre stringere sui meccanismi di intelligence fra i Paesi europei - e non solo, valorizzare Europol, lavorare su una struttura condivisa» dice Renzi.

Al vertice partecipano oltre ai capigruppo anche il ministro dell’Interno Angelino Alfano e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega ai servizi, Marco Minniti. Renzi propone di mettere «denari veri sulle aree urbane». A fronte degli attacchi islamisti, secondo il presidente del Consiglio, serve «un gigantesco investimento in cultura, sulle periferie urbane». Una sorta di «investimento sociale». «Continuo a pensare che l’aspetto educativo per sconfiggere minacce nate e cresciute in Europa sia fondamentale» dice il premier, che ribadisce la necessità di superare le «divisioni politiche e partitiche.

Il Viminale cerca di blindare le difese poiché il rischio per l’Italia «è significativo» dicono 007 e antiterrorismo. Massima attenzione ai luoghi affollati, 600-800 militari in più a vigilanza degli obiettivi sensibili nelle città, revisione di tutti i piani d’intervento, compresi quelli d’evacuazione in caso d’attacco o di minaccia reale. Secondo l’intelligence italiana non vi sarebbero cellule attive nel nostro Paese, ma l’allarme che arriva dai servizi segreti iracheni è di altro tenore: alcuni elementi della cellula che «ha compiuto gli attacchi di Parigi» sarebbero sparsi in una mezza dozzina di Paesi europei, tra i quali l’Italia. Il punto è stato fatto ieri al Copasir dal direttore dell’Aisi, Arturo Esposito. Secondo il servizio, ha riferito al termine il presidente del Copasir Giacomo Stucchi, il rischio per l’Italia è «significativo», ma non c’è «alcun riscontro su cellule terroristiche in Italia, anche se ciò non vuol dire che non si possano strutturare o che non ci sia la progettualità di costituirle».

Se i terroristi possono agire indisturbati è anche perché lo scambio di informazione tra i Paesi Ue non funziona. E a puntare il dito questa volta è il Commissario Ue per gli Affari interni, Dimitris Avramopoulos. «L’Europa ha gli strumenti ed anche la cornice legale per combattere il terrorismo, ma è tempo che si attui lo scambio di informazioni. Tutti i terroristi erano noti alle polizie locali, ma non è stato fatto nulla perché non c’è stato scambio di informazioni» precisa il Commissario Ue, che lancia un forte appello «ai governi perché cooperino in buona fede» e rilancia l’idea di una intelligence targata Ue: «Serve reagire insieme. Abbiamo bisogno di più coordinamento».

Il vertice di ieri a palazzo Chigi ha comunque fatto registrare un consenso bipartisan. «Le forze politiche hanno mostrato grande maturità e consapevolezza delle difficoltà e dei pericoli che l’Europa vive» dice il capogruppo dei senatori Pd, Luigi Zanda. «La riunione di questa mattina è stata molto utile e molto costruttiva. Dagli interventi di tutti è emersa una volontà assoluta di coesione in questi momenti difficili» aggiunge Renato Brunetta(Fi). Le uniche riserve arrivano dai 5 Stelle, che chiedono precise garanzie a Renzi, e dalla Lega, che invece parla di una riunione «inutile» .

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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