La Nuova Sardegna

Bloccata da mafia e tangenti

di Luca Rojch
Bloccata da mafia e tangenti

Doveva essere già finita, ma non è stato aperto un solo metro di 4 corsie

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SASSARI. Neanche un metro. È la misura del fallimento della più grande opera pubblica che viene realizzata negli ultimi anni in Sardegna. Quasi un miliardo di euro per non vedere neanche un metro di strada aperto. La storia della Sassari-Olbia fino a qualche giorno fa era fatta dei mali cronici dell'Italia, burocrazia, mafia, leggi demenziali e ruspe al moviolone. Da un paio di giorni c'è la certezza che sulla strada in cui sono morte centinaia di persone ci sono anche i signori delle mazzette. Tangenti pagate sul lotto 3 e sul lotto 8. Secondo gli inquirenti due versamenti da 300 mila euro. A cui poi sarebbe dovuto seguire un saldo da 800mila. Un fiume di denaro. Ad ammettere di avere versato la tangente sono gli stessi imprenditori. Ma secondo gli inquirenti Tore Pinna, dominus del sistema, aveva tentato di inserirsi anche nell'aggiudicazione del lotto 6.

Chilometro zero. Ma questo è solo l'ultimo macigno che cade al centro della quattro corsie. La superstrada infinita è disseminata di contrattempi. Nel 2012 il presidente della Regione e commissario per la Sassari-Olbia Ugo Cappellacci annunciava trionfante che entro l'estate del 2016 l'arteria sarebbe stata completata. Ad aprile del 2016 non è stato aperto un metro di strada a quattro corsie.

Lotto per lotto. Ma a osservare con attenzione lo stato di avanzamento dei lavori il quadro diventa sconfortante. I lotti 0 e 1 sono tra i più fortunati, lo stato di avanzamento dei lavori è al 78 per cento. Il lotto 2 non è mai partito. È quello diventato famoso per lo stop imposto dalla Gallina prataiola, che si accoppiava ai margini della strada e non poteva essere disturbata durante le sue giornate di focosa passione. Ma ci si è resi conto che forse più della gallina ci si doveva preoccupare della Vidoni, la società che doveva realizzare il lotto 2 ed è finita al centro dell'inchiesta Dama Nera, mazzette in cambio di appalti. Anche se in questo caso la Sassari-Olbia non c'entra nulla. Il lotto 3 è appena al 15 per cento, ed è uno dei due finiti al centro dell'inchiesta di Sindacopoli. La società che ha ammesso davanti al magistrato di avere pagato una tangente per potersi aggiudicare l'appalto. Anche il lotto 4 agonizza in un imbarazzante 0 per cento. È ancora in fase di progettazione. Il lotto 5 (al 3 per cento) e il lotto 6 (al 9 per cento) sono bloccati per mafia. La Tecnis, la società che si era aggiudicata i due lotti, uno lo aveva fatto suo dopo un ricorso al Tar, è nelle mani di un commissario dopo che i proprietari sono finiti nei guai per le infiltrazioni mafiose all'interno della società. Il lotto 7 è uno dei pochi che avanza senza guai, è all'83 per cento. Il lotto 8, al 78 per cento, è uno dei due finiti al centro dell'inchiesta di Sindacopoli. Il lotto 9 è al 76 per cento, ma i lavoratori sono in rivolta perché l'impresa non ha più i soldi per pagarli. E anche in questo caso il cantiere va avanti alla moviola.

Mesto totale. Il totale di questa somma è zero. Zero metri di quattro corsie aperti al traffico fino a oggi. L’unica cosa che continua a crescere è il numero degli incidenti mortali.

Sul caos dei lavori si innesta il filone dell’inchiesta su Sindacopoli che rivela con dati e intercettazioni un quadro che secondo la procura non lascia dubbi. Sono state pagate tangenti.

La strada infinta. I lavori sulla quattro corsie sono inziati nel 2011, e in teoria dovevano essere completati entro il 2016. Ora con realismo si parla come data minima del 2018, ma tra fallimenti, mafia e sindacopoli la parola fine sembra essere diventata un tabu.

La fatica della Regione. L’unica forse a lavorare per non trasformare la Sassari-Olbia nella più grande incompiuta della Sardegna è la Regione. L’assessore Paolo Maninchedda ogni settimana incontra l’Anas per controllare lo stato di avanzamento dei lavori, cercare di risolvere tutti gli ostacoli burocratici che si moltiplicano in tutti i cantieri. Ma in alcuni casi, come le inchieste o i fallimenti delle imprese che si sono aggiudicati gli appalti, la sfida diventa impossibile.

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