Troppi guai per i pendolini Indagine della Regione
L’assessore Massimo Deiana dà lo stop anche al pagamento dei supertreni
CAGLIARI. Oltre venti “blocchi” da dicembre a oggi: troppi, un’esagerazione. Il Pendolino spagnolo, o treno veloce che dir si voglia, continua a raccogliere figuracce. Non sarà fermato, ci mancherebbe, ma certo non può andare avanti così. Basta, la Regione è passata alla controffensiva: vuole salvare faccia e onore.
Le due mosse. La prima: ha bloccato il pagamento delle fatture, in tutto 15 milioni, alla Caf, l'azienda che ha costruito gli otto Pendolini acquistati nel 2011 e consegnati in questi mesi. Non è contestata la fornitura - almeno per ora - «è solo una sospensione cautelativa in attesa degli eventi». Quali? Le conclusioni della commissione d'inchiesta, ecco la seconda mossa, voluta dall'assessorato ai Trasporti, per «indagare sui motivi del disservizio e trovare le soluzioni». Sono state scelte inevitabili dopo gli ultimi stop, recenti, nelle stazioni di Sassari e San Gavino, con i passeggeri furibondi costretti a salire quasi al volo sul più vecchio, lento ma sempre affidabile Minuetto.
L’inchiesta. Nella commissione ci sono tutti: Regione, Caf, Trenitalia (gestore del servizio in convenzione) e Rfi, proprietaria della rete ferroviaria. L'indagine è appena cominciata, ma più di un problema pare sia già saltato fuori. Ci sarebbe un'incompatibilità, o meglio ancora qualche difficoltà di dialogo, fra il software montato dagli spagnoli della Caf sulla plancia del Pendolino e quello in funzione - sempre per garantire la sicurezza - sui binari. È ancora un mistero o quasi il perché dei numerosi black out, e ora a sbrogliare la matassa dovrà essere la commissione. d'inchiesta.
Fatture sospese. La Regione si è messa al sicuro in attesa della relazione finale. Alla Caf ha bloccato il pagamento della penultima tranche della fornitura. Era in tutto di 78 milioni, 56 sono stati incassati dall'azienda spagnola, 22 sono ancora in bilico. La metà del debito è stata congelata, quasi fosse una garanzia (per la Regione) prima di sapere l'esito dell'indagine. Nel frattempo Caf ha consegnato sette degli otto Pendolini ordinati a suo tempo. Uno solo è ancora fermo nella penisola, dov'è sottoposto ad alcuni controlli che i tecnici chiamano «stress di velocità». Sono di routine, è la precisazione che arriva dalla Regione, ma necessari anche se - come si sa - l'Agenzia nazionale mesi fa ha dato il via libera all'entrata in servizio dei treni sulla rete regionale sarda. Sta di fatto che nonostante certificati d'ogni tipo, il Pendolino sembra essere perseguitato da chissà quale maledizione. Annunciato nel 2007 dalla giunta Soru, dopo aver passato un bel po' di disavventure giudiziarie, quattro anni dopo a firmare il contratto è stata la giunta Cappellacci. A festeggiare la prima corsa, l'11 dicembre del 2015, la giunta Pigliaru su cui comunque sono ricaduti vizi e virtù del treno superveloce (non lo è mai stato) sulla Cagliari-Sassari. E oggi il caso non è stato ancora risolto.
Troppi led accesi. È capitato troppe volte in quattro mesi. Sono gli archivi a confermare che il Pendolino si è fermato spesso a Sassari, altrettante a San Gavino, o appena fuori Cagliari e in più di un'occasione ha lasciato i passeggeri a piedi. Solo in pochi viaggi - racconta chi ha buona memoria - i treni spagnoli avrebbero fatto il loro dovere: 130 all'ora sulla disastrata rete ferroviaria. Ma non sarebbero solo i binari la causa del disservizio. Come ipotizzato sin da subito dalla commissione, a provocare i blocchi improvvisi sarebbe il mancato dialogo fra gli obbligatori sistemi di sicurezza. Senza entrare in particolari tecnici, ci sarebbero improvvisi vuoti nei software e questi inspiegabili silenzi farebbero scattare immediatamente l'emergenza sul display del macchinista. Spesso sono stati anche falsi allarmi, ma una spia rossa accesa da sempre basta e avanza per fermare qualunque treno in corsa. Solo che al Pendolino è capitato già troppe volte.
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