«I Ragazzo non dovevano fallire»
Il crack delle tre case di cura, clamorosa sentenza della Corte d’appello: «Potevano essere salvate»
CAGLIARI. Una sentenza clamorosa della Corte d’appello di Caglliari alza di nuovo il sipario su una vicenda giudiziaria che mise a rumore la sanità privata sarda: l’inspiegabile fallimento delle cliniche Lay, Maria Ausiliatrice e Rosa del Marganai di proprietà della famiglia Ragazzo. Ieri, con tre diverse sentenze, la Corte d’appello presieduta da Salvatore Fundoni, ha affermato che le tre case di cura non dovevano fallire e che, comunque, una volta ammessa la proposta di concordato preventivo avanzata dalla società per pagare i creditori, questa non doveva essere revocata come, invece, è avvenuto tra il 2006 e il 2009 per decisione del Tribunale fallimentare, su richiesta dei commissari giudiziali.
Le sentenze di ieri, che arrivano dopo dieci anni dalla presentazione della richiesta del concordato, costituiscono certamente una vittoria morale per la famiglia Ragazzo, ma non possono far rivivere il piccolo impero sanitario perché, nel frattempo, Rosa del Marganai è stata venduta per intero mentre, delle cliniche Lay e Maria Ausiliatrice, sono state cedute le attività sanitarie. Delle due case di cura in viale Fra Ignazio e in via Don Bosco, in altre parole, alla famiglia Ragazzo restano gli immobili.
Le sentenze della Corte d’appello sono state emanate a conclusione di un procedimento voluto dalla Corte di Cassazione che accolse il ricorso presentato dagli avvocati Sergio Segneri e Franco Bandiera contro le sentenze della Corte d’appello (in composizione diversa da quella che ha emanato il giudizio di ieri) le quali confermavano ciò che aveva deciso il Tribunale fallimentare, vale a dire di revocare l’ammissione al concordato preventivo. La Cassazione ha respinto le motivazioni con le quali i giudici di primo e secondo grado avevano chiuso le porte alle richieste dei Ragazzo, non trovando traccia nei documenti di comportamenti “rientranti nella categoria degli atti in frode” e, soprattutto, non ammettendo come necessario il requisito della meritevolezza (ad essere ammessi al concordato) da parte dei debitori per la buona ragione che il nuovo diritto fallimentare lo ha abolito. (a. s.)
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