Scoppia il caso Morosini: è scontro tra Pd e toghe
di Maria Berlinguer ROMA «Perché Renzi va fermato». È il titolo con il quale il Foglio pubblica la monumentale intervista al consigliere togato del Csm Piergiorgio Morosini che accende l’ennesima...
di Maria Berlinguer
ROMA
«Perché Renzi va fermato». È il titolo con il quale il Foglio pubblica la monumentale intervista al consigliere togato del Csm Piergiorgio Morosini che accende l’ennesima giornata di tensione tra magistrarura e Pd. Morosini di buon’ora smentisce di aver rilasciato l’intervista al quotidiano assicurando di aver avuto solo un colloquio informale con la cronista del Foglio. Ma la frittata è fatta e su Morosini si scatena una vera e propria bufera politica. E non solo. Visto che il caso finisce subito discusso al plenum del Csm. «Avrei il terrore a farmi giudicare da uno così», si lascia sfuggire il responsabile giustizia del Pd, Davide Ermini. «È un’intervista di un militante, propagandista», aggiunge il veltroniano Walter Verini, capogruppo dem in commissione Giustizia.
A largo del Nazareno c’è insomma un clima da assedio. Mentre le agenzie battono la notiza della condanna di Renato Soru segretario del Pd in Sardegna per evasione fiscale, è il ministro della Giustizia Andrea Orlando a chiedere a Giovanni Legnini, vicepresidente del Csm, «chiarimenti» sulle parole di Morosini. «Ho chiesto un chiarimento al vicepresidente del Csm perché se alcune di quelle parole e alcune di quelle espressioni risultassero in qualche modo confermate sarebbero in contrasto con la lealissima collaborazione che fin qui ha ispirato i rapporti tra governo e Csm», spiega il guardasigilli. Al Foglio infatti Morosini conferma che al referendum costituzionale lui e Magistratura democratica voteranno no e motiva la sua scelta. «Se passa la riforma costituzionale abbinata all’Italicum il partito di maggioranza potrà decidere i membri della consulta e del Csm di nomina parlamentare, Renzi farà come Ronald Reagan, una bella infornata di giudici della Suprema corte, uno scenario preoccupante». Il magistrato ci mette il carico da novanta esternando giudizi poco lusinghieri su Maria Elena Boschi e Luca Lotti: «Mestieranti buoni per gestire il potere». Parole forti che Morosini nega di aver pronunciato. «Mi sono state attribuite affermazioni che non ho mai fatto», dice il magistrato per il quale gli è stato «cucito addosso» un vestito che non gli appartiene, mettendo insieme frasi incomplete, pronunciate in modo informale. Ma Annalisa Chirico conferma di aver riportato fedelmente la conversazione, rinnegando solo il titolo scelto dal quotidiano fondato da Giuliano Ferrara: Renzi va fermato, effettivamente Morosini non l’ha detto, come si evince leggendo i virgolettati. Morosini in ogni caso decide di portare lui stesso il caso al plenum del Csm, consapevole che qualcuno lo solleverà, soprattutto perchè la nuova bufera scoppia a 24 dalle polemiche nate sulla richiesta, poi rientrata di Giuseppe Fanfani, di avere chiarimenti sull’arresto del sindaco Pd di Lodi.
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