La difesa: ma il pericolo è l’abuso
La reazione di Franco Pirrello, portavoce dei gestori delle sale da gioco
NUORO. Troppe slot-machine che moltiplicano le possibilità dei ragazzi, innanzitutto, di dedicarsi al gioco d’azzardo e cadere nel vortice del vizio.
Lo dicono sociologi e medici che chiedono alle istituzioni di frenarne la diffusione e l’hanno ribadito durante il convegno sul gioco d’azzardo patologico organizzato dalla Asl. Gli accusati sono dentro l’impresa del gioco, con tanto di licenza rilasciata dai monopoli che nella sola Sardegna hanno autorizzato 21mila postazioni. Molti di loro fanno parte dell’associazione dei gestori dei giochi, la Agge, che ovviamente non ci sta e prova scrollarsi di dosso l’etichetta appuntata da chi li ha indicati come la causa dei problemi di tutti i giocatori seriali e delle loro famiglie. Purtroppo per la Agge, il rovescio della medaglia dell’attività di chi opera in questo settore è la faccia triste e ormai inespressiva di chi punta e ripunta su quel marchingegno in cui ha lasciato una parte dello stipendio. Fino a quando non si abbandonano le ultime remore per percorrere la strada del Serd. Sempre che si sia riusciti a vincere la tentazione della terza via, quella di ritirarsi nel gioco on line lontano da occhi indiscreti e giudizi. «È la più pericolosa», ha sottolineato il neuropsichiatra di Pavia, Gabriele Zanardi, «l’errore che si commette è ritenere il gioco sia patologico per definizione. Non è così, il gioco è ricreativo e metacognitivo. Quando però è mal gestito, come su Internet, può diventare un bomba».
Dichiarazioni che firmerebbe anche Franco Pirrello, il padre delle “slot”: «Si é tutti pregiudizialmente contro il gioco. Se ne assolutizza la negatività, senza considerare che il problema non sta nell’uso ma piuttosto nell’abuso».
L’ultima etichetta che la categoria vuole togliersi dalla pelle è quella che spetta agli untori: «Siamo una categoria in piena regola, sia come gestori sia come esercenti di bar e sale. Prima di poter lavorare con le macchinette dobbiamo ottenere un’attestazione che svanisce appena si viene giudicati colpevoli di una contravvenzione amministrativa».
L’altro mito è quello dei guadagni. Pirrello dà le cifre per demolirlo: dei 3800 euro lordi mensili a macchinetta, il 70% va in vincite, il 14,50 in tasse all’erario, lo 0,8 ai monopoli, l’1,1 per il collegamento in rete tramite i concessionari Lottomatica, Sisal o Smail: «Rimane un altro 11 per cento diviso tra noi gestori e gli esercenti, che è l’ultimo anello della catena».
Per il presidente dell’Agge, il biscazziere è lo Stato, «Incassa buona parte dei proventi del gioco. Poi cambia le regole in corsa, aumenta le tasse e ci fa cambiare le macchine. Prima i video-poker, poi le slot e dal 2019 ha già stabilito l’obbligo delle mini-video lottery, con una logica non comprensibile, visto che queste accetteranno anche le banconote e non il misero euro di oggi».
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