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LE SALE»UNIVERSI PARALLELI

SASSARI. La luce non è alla fine. In questo caso il bagliore è dentro il tunnel. Intermittente, ipnotico, studiato a tavolino per affascinare il giocatore che si accomoda davanti alla "sua" slot...

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SASSARI. La luce non è alla fine. In questo caso il bagliore è dentro il tunnel. Intermittente, ipnotico, studiato a tavolino per affascinare il giocatore che si accomoda davanti alla "sua" slot machine.

Nei locali più ricercati ci sono le sedute in pelle, i porta bevande e le aree fumatori. Comfort che aiutano a instaurare un rapporto con le macchine, al punto che molti ci parlano, le ringraziano quando vincono e le maledicono quando perdono.

Fino a qualche anno fa le slot machine si trovavano negli angoli bui dei bar, a volte nei retrobottega. Adesso sono ovunque e esistono intere sale in cui sono loro le uniche attrazioni. Un po' come se un angolo di una qualsiasi cittadina sarda diventasse una piccola Las Vegas dove è possibile scommettere soldi nella speranza di vincerne qualcuno in più. Con una differenza: se quella nel deserto del Nevada è metropoli progettata per offrire un divertimento a base di eccessi, le sale che spuntano come funghi anche in Sardegna possono essere eleganti e ammiccanti ma di sicuro non sono tempi della gioia. Anzi.

I locali hanno architetture differenti ma infondo sono tutti uguali. C'è quello più chic, con moquette e pareti di specchi, e c'è anche quello meno curato, con pavimenti industriali e bagni sporchi. Le slot, però, ci sono nel primo e anche nel secondo. Muri di macchinette mangiasoldi dai nomi più evocativi, dalle spiagge assolate di "Brasil" agli dei dell'olimpo di "Athens", dalle forme conturbati di "Bikini beach" ai guadagni facili promessi da "Royal cash". Confezioni diverse per prodotti che funzionano allo stesso modo e dove l'abilità è un requisito inutile. Per giocare basta infilare un euro, o due, e pigiare sul tasto start. Poi è la macchina fare tutto e a decidere se quella sarà la puntata fortunata.

E i giocatori possono lamentarsi quanto vogliono perché il risultato non cambia. Anche le strategie che portano al cambio della slot “perchè quella sta per pagare” o le scaramanzie del tipo “non guardarmi quando gioco” sono solo scogli che cercano di arginare un mare di dati che prescinde da tutto e da tutti, dalle imprecazioni e dalle preghiere.

Nelle sale slot si può trovare chiunque, dalle insospettabili signore di mezza età ai ragazzi appena maggiorenni che hanno bruciato le lezioni del mattino. Le sale dove si gioca più duro, infatti, fanno orario continuato: aprono presto e chiudono tardi. Anche i clienti sono molto diversi e cambiano a seconda degli orari. La mattina sembra quasi che giochino di nascosto, in silenzio. Quando il sole è alto nelle sale si sentono solo i jingle delle slot e i colpi che si assestano sullo start della pulsantiera.

Di notte l’aria cambia. Il gioco non è più un segreto imbarazzante. Sembra piuttosto una maledizione da sconfiggere o una croce da trascinare lungo i muri tappezzati di apparecchi di cui solo il giocatore nota le differenze. E per affogare la sfortuna si può usare l’alcol che, di notte, compare con più frequenza al fianco di giocatori più tormentati.

Gli orari di gioco sono quelli dei nottambuli. Comunque è difficile che le sale si riempiano o che si possa incontrare qualcuno con cui fare due chiacchiere.

Chi gioca non ha nulla da dire e non ha nulla da sentire. A parte la musichetta che annuncia un bonus o una combinazione vincente. (c.z.)

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