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Guardie mediche, sindaci in campo

Guardie mediche, sindaci in campo

L’Anci contro la chiusura notturna: «È l’unico presidio rimasto nei piccoli comuni»

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CAGLIARI. Sempre e ancora 24 ore su 24: non si discute. Affrontare invece l'emergenza sanitaria a singhiozzo è una follia. Meno che mai può essere smantellato il servizio garantito dalle 190 guardie mediche in Sardegna. È l'Associazione dei Comuni, l'Anci, ad aver preso la testa di chi nel buco nero - da mezzanotte alle 8 del mattino scaricato sugli ospedali - non vuole sentire neanche parlare. "Sarebbe un disastro". è stato il commento del presidente dei sindaci, Pier Sandro Scano, subito dopo il confronto con i vertici del Sindacato dei medici. Antonio Cossu, segretario, e Annarita Ecca, vicesegretaria, dello Smi non hanno avuto incertezze nel disegnare un futuro da brivido: «Se dovesse passare il modello nazionale del servizio garantito solo sedici ore, molti Comuni finirebbero per essere isolati e tanti pazienti abbandonati». Per fortuna, ha detto Scano, sembra che la Regione voglia prendere le distanze dalle decisioni romane e dagli "indirizzi di chi è seduto dietro una scrivania e sembra non conoscere i problemi reali della gente", è stata la denuncia ribadita insieme da sindaci e medici. Scano è andato oltre: «In Sardegna, presto la sanità sarà rivoluzionata fra riorganizzazione della rete ospedaliera e dell'assistenza territoriale e in più non sappiamo ancora come funzionerà il futuro servizio per le emergenze-urgenze». Con anche le guardie mediche dimezzate, il rischio di un salto nel buio sarebbe completo. Per l'Anci il discorso può essere uno solo: «Il diritto alla salute dev'essere garantito a tutti, è un principio costituzionale, e invece c'è chi lo vorrebbe spazzare via in nome di presunti risparmi». Che poi bisognerà vedere se ci saranno. Anzi, è molto difficile anche solo immaginarli. Sono stati Cossu ed Ecca a dire perché. «Con la chiusura dalla mezzanotte in poi delle guardie mediche, i pazienti saranno costretti a rivolgersi ai pronto soccorso degli ospedali anche per le patologie più semplici». Con un effetto scontato e caotico: «Se già ora sono intasati – ha detto il segretario – finiranno per scoppiare 365 giorni all'anno». Per lo Smi, l'annunciato taglio rischia di trasformare il sistema in una babele. «Ci sono Comuni in cui non c'è quasi più nulla. Hanno chiuso le scuole, gli uffici postali e la caserma dei carabinieri, il medico è rimasto spesso l'unico riferimento, giorno e notte, soprattutto per la popolazione più anziana». Tagliati anche gli ambulatori di "presidio territoriale", c'è davvero il pericolo di un prossimo deserto non solo sanitario ma sociale. L'Anci ha detto che «ci sono delle decisioni inaccettabili e quella pensata da Roma per le guardie mediche è una di queste». A giorni ci saranno altri incontri fra gli oppositori ai tagli. «Vogliamo essere un fronte forte e compatto a Roma e a Cagliari – ha detto Pier Sandro Scano – contro l'assurdità dell'ennesimo colpo di spugna sui diritti dei cittadini».

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