La teste: «Opere inamovibili»
Il Cagliari calcio ha costruito parti della tribuna in calcestruzzo
CAGLIARI. Se n’erano accorti, si capiva che l’impresa incaricata dal Cagliari calcio era impegnata a costruire sul vecchio impianto sportivo di Is Arenas una nuova struttura tutt’altro che smontabile dopo tre anni, come stabiliva la convenzione con l’amministrazione comunale di Quartu. Comparivano, per stare ai termini tecnici, opere realizzate in difformità. A confermarlo davanti ai giudici della prima sezione del tribunale che processano l’ex sindaco di Quartu Mauro Contini, Massimo Cellino e altri con accuse cha vanno dal peculato al falso in atti pubblici è stata Donatella Fiorino, che nel 2012 era la funzionaria della soprintendenza paesaggistica incaricata di seguire l’iter procedurale e i lavori per il nuovo stadio del Cagliari. Già al momento di elaborare la relazione tecnica da consegnare al soprintendente perché valutasse la possibilità di concedere l’autorizzazione paesaggistica, qualcosa non quadrava: «Tendenzialmente volevo dare un parere positivo – ha spiegato l’ingegnere al pm Enrico Lussu – ma condizionato a una serie di prescrizioni. Poi andai in ferie e la pratica passò nelle mani del soprintendente». Ma già in quei passaggi preliminari l’assessore Stefano Lilliu, anche lui imputato, si era accorto che il Cagliari avrebbe messo in piedi i cosiddetti formaggini, blocchi di calcestruzzo destinati a delimitare la tribunale centrale. Non solo: c’erano pavimenti in cemento e altre strutture certamente inamovibili, quindi in aperto contrasto con le norme paesaggistiche in un’area dove esistevano vincoli paesaggistici legati alla vicinanza con il Molentargius. La funzionaria Fiorino ha riferito ai giudici su «criticità» presenti nel progetto e sulla difficoltà di distinguere le opere precarie, smontabili, da quelle che apparivano come definitive e irreversibili: «Era un impianto preesistente – ha detto – ma le colate di cemento non sono ammesse». Per l’ex soprintendente Gabriele Tola invece «lo stadio di Is Arenas era un’opera abbastanza normale». Ma il dirigente ha chiarito di non aver mai affrontato il problema paesaggitico. Per pochi minuti il pm Lussu ha sentito anche l’attuale soprintendente archeologico Marco Minoja. Non era presente in aula Massimo Cellino, presente il sindaco Contini. Prossima udienza il 13 luglio. (m.l)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
