La Nuova Sardegna

HA VOLUTO IL REFERENDUM

Il premier ha perso la scommessa

Ha giocato d’azzardo e in una sola notte la sua stella si è spenta

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LONDRA. Passerà alla storia come il primo ministro che ha portato, suo malgrado, la Gran Bretagna fuori dall’Unione europea. David Cameron ha annunciato le dimissioni dopo l’affermazione della Brexit nel referendum che lui stesso ha voluto, pur lottando fino all’ultimo per far rimanere Londra tra i 28. «Un gioco d’azzardo», secondo gli osservatori, che ora ne marchierà in modo indelebile l’eredità storica. Salito alla ribalta nel 2005, neppure quarantenne, come la risposta conservatrice a Tony Blair, Cameron lascia poco più di 10 anni dopo Downing Street, dove approdò nel 2010 dopo un apprendistato quinquennale a capo dell’opposizione, e dove si era visto confermare per un secondo mandato alle elezioni di appena un anno fa. Solo nel maggio 2015 infatti, veniva visto come l’uomo del destino per il Partito Conservatore post-thatcheriano. Nato a Londra il 9 ottobre 1966, David William Donald Cameron, Dave per gli amici, appariva per alcuni versi un ritorno al passato rispetto alla rivoluzione sociale imposta a fine anni ’70 nei ranghi conservatori dall’indomabile Lady di Ferro. Eppure quel ragazzo fattosi spedire in gioventù senza esitazioni in missione nel Sudafrica razzista, si è rivelato in grado di consolidare un profilo vincente in un partito che si era ritrovato a dover cambiare guida, di batosta in batosta, tre volte in otto anni. Un profilo centrista per gli standard Tory, ma capace all’occorrenza di flirtare di qua e di là, dalle posizioni progressiste sulle nozze gay, a qualche richiamo ultraliberista in materia economica, al rapporto a fasi alterne con l’anima più euroscettica della destra inglese. Se il successo politico si misura con i risultati elettorali e la tenuta al potere, Cameron aveva fino a ieri molto dalla sua. Ma l’esito del voto sull’Europa fa svanire tutto e ne decreta in una sola notte il fallimento.

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