Pd, è Comandini il candidato alla segreteria
Designato da ds e renziani, martedì il nome sarà proposto al tavolo del direttorio delle correnti
CAGLIARI. Il Pd forse ha trovato la soluzione per uscire dal tunnel in cui s’è infilato da mesi prima e dopo le dimissioni di Renato Soru dalla segreteria regionale. Il designato alla successione dovrebbe essere Piero Comandini, consigliere regionale alla prima legislatura, che all’inizio della prossima settimana sarà proposto dall’ex minoranza, Diesse e renziani, alle altre tre correnti del partito. In una riunione a Oristano, il gruppo guidato tra gli altri dai parlamentari Ignazio Angioni e Siro Marrocu e da Gavino Manca e Chicco Porcu, fedelissimi del premier, avrebbe sciolto la riserva. Non c’è ancora l’ufficialità, ma il nome di Comandini gira sempre con maggiore insistenza. Faceva già parte della rosa dei papabili che, questa settimana, circolava in Consiglio regionale. Alla fine avrebbe avuto la meglio su Giannarita Mele, presidente del partito, e su Sebastiano Mazzone, ex coordinatore della segreteria organizzativa quando al vertice del Pd c’era l’attuale senatore Silvio Lai. Martedì l’ipotesi Comandini sarà al centro della decisiva riunione del direttorio delle correnti e si saprà subito quale sarà la risposta. Stando alle indiscrezioni, non dovrebbe esserci il veto dei popolari-riformisti, è l’area che fa capo agli ex parlamentari Paolo Fadda e Antonello Cabras, e anche i soriani, il capo delegazione è Pietro Cocco, sarebbero pronti a sottoscrivere l’accordo. La scelta potrebbe passare indenne al vaglio degli ex civatiani, i primi a sollecitare un cambio generazionale nella gestione del partito. Piero Comandini, 55 anni, non è certo una faccia nuova però non appartiene neanche alla vecchia guardia nonostante il suo lungo curriculum politico. È stato consigliere e assessore al comune di Cagliari, poi con gli stessi incarichi in Provincia e nel 2014 è stato eletto per la prima volta in Consiglio regionale. Nel partito, seppure con qualche differenza, fa parte dell’ex minoranza, ma può contare su un consenso trasversale conquistato grazie alle sue capacità di mediazione. Proprio il saper mediare dovrà essere una delle prime virtù di chi traghetterà i Democratici fino al congresso straordinario in autuno inoltrato. Comandini avrà però anche almeno altri tre pesi da portare sulle spalle: la verifica politica in Regione, è cominciata, le trattative per un sempre più possibile rimpasto in Giunta, sarà il passaggio successivo, e infine la gestione del referendum costituzionale di ottobre. Se martedì il suo nome sarà condiviso dalle correnti, sarà poi l’assemblea del partito a eleggerlo a metà luglio.
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