L’esperto: pesanti errori in passato
L’economista Piga: «Il modello degli aiuti ha creato il caos e la fuga di Ryanair»
SASSARI. Due anni fa ha svelato le strategie di prezzo delle compagnie aeree low cost, e la ricerca gli è valsa l'attenzione dei media inglesi e italiani. Sassarese espatriato in Inghilterra 20 anni fa, Claudio Piga insegna Economics of travel and tourism alla Keele university, ed è attualmente ospite dell'università di Cagliari dove guida uno studio comparativo sulle strategie di prezzo degli alberghi sardi, corsi, siciliani e balearici.
A proposito di Baleari, le statistiche dicono che su Palma di Maiorca atterrano e decollano quattro volte più aerei che in tutti gli aeroporti sardi. Perché?
Perché le Baleari sono aperte da febbraio a fine ottobre. Metà dei sei milioni di turisti britannici che vanno alle Baleari viaggia in charter organizzati da tour operator internazionali. Ma è un modello che funziona solo se ogni albergo è capace di ospitare almeno metà dei passeggeri di un volo. Bisogna imparare a negoziare con i grandi tour operator, ma anche adattarsi alle caratteristiche strutturali sarde dove sono prevalenti le piccolissime strutture e l'ospitalità diffusa nel territorio.
Dopo aver fatto provare ai sardi l'ebbrezza del sentirsi parte d'Europa più che appendice italiana, Ryanair si sfila dagli aeroporti sardi. E la Sardegna ricade in balìa dei monopoli e delle inefficienze italiane. Chi ha sbagliato?
La Sardegna soffre degli stessi mali del sistema Italia, senza goderne dei vantaggi. Uno dei mali è a mio avviso il seguente: in Italia, quando la nave va, si stappano bottiglie di champagne, si aumentano i consumi, si cambia il guardaroba e si gira il mondo. Per carità, anche altrove si fa così, ma si investe anche in infrastrutture che servono poi per affrontare i periodi di vacche magre. L'arrivo di Ryanair è coinciso con un periodo di vacche grasse, ma poi non si è fatto nulla per diversificare i canali di arrivo dei turisti o per creare servizi ancillari a sostegno della domanda. I trasporti interni ed esterni sono sottodimensionati e già da ora inadatti ad affrontare i periodi di picco, figuriamoci a sostenere una crescita. E non si può fare turismo se manca l'acqua potabile.
A Cagliari si vive in attesa del "responso di Bruxelles" sull'ammissibilità degli aiuti della legge 10. Ma l'aeroporto di Alghero crolla. Secondo lei il resto del nord ovest condivide questa olimpica serenità?
In realtà Bruxelles ha già emesso il suo verdetto, costringendo la regione a bloccare la legge 10 per tre anni, con le conseguenze che conosciamo. Chi ha concepito quella legge probabilmente pensava che l'Unione europea non si accorgesse del fatto che andava contro le norme Ue sugli aiuti di stato. L'assessore dei trasporti e tutta la giunta, anziché aspettare Bruxelles, dovevano abrogare subito la legge 10 e cercare d'intervenire secondo le norme europee. Non è vero che non si possono dare soldi agli aeroporti locali in perdita, basta che questi dimostrino di avere messo in atto strategie di espansione, e che ogni singolo progetto di incremento del traffico sappia rendere più di quel che costa. Ryanair va via perché non è più disposta a pagare tariffe aeroportuali che coprano i costi di gestione troppo alti degli aeroporti sardi.
L'assessore del turismo vuole comprare spazi pubblicitari per 6 milioni di euro negli aeroporti. Le riesce di vedere in questi soldi qualcosa di diverso da una pietosa benda sui bilanci aeroportuali?
Questo è il drammatico risultato di anni di cattiva gestione, e la giunta regionale cerca qui di salvare il salvabile, di giocare in difesa senza portarsi all'attacco, cioè verso uno sviluppo strategico. Gli aeroporti sono in perdita, la Ue è contraria al salvataggio di imprese decotte, e la soluzione adottata è quella dell'auto-pubblicità in loco, cioè spazi pubblicitari offerti dagli aeroporti per promuovere i territori circostanti, con i turisti già sbarcati. Non è un bell'esempio di marketing turistico internazionale.
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