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la baia degli angeli

La “Prom” riapre e torna alla vita

La “Prom” riapre e torna alla vita

Ciclisti e turisti riaffollano il lungomare teatro della carneficina

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NIZZA. Lacrime, cordoglio, preghiere, abbracci e un’insolito silenzio, spezzato solo dal rumore del mare, sulla Promenade des Anglais, il celebre lungomare di Nizza che giovedì scorso è stato teatro di un terribile attentato terroristico. Sette chilometri di passeggiata sulla Baia degli Angeli, la “Prom” - come è chiamata dai “niçois” - è stata riaperta: i primi a infilarla sono stati due ciclisti, che si sono lanciati verso ponente stretti nelle loro tute traspiranti. Poi, piano piano, il lungomare si è rianimato. Gli anziani sono tornati a contendersi le panchine sotto i gazebo, i bambini a giocare nell’acqua, le coppiette a scambiarsi effusioni. Ombrelloni e teli hanno ripreso a punteggiare la spiaggia assolata. «Abbiamo passato un giorno all’inferno, adesso la vita ricomincia», osserva Nicole, pensionata bretone, che da anni trascorre le vacanze in Costa Azzurra.

Di quella tragica notte restano pochi segni, tra cui alcune macchie di sangue sull’asfalto che sono state coperte da fiori e candele: i passanti si fermano qualche minuto a guardare, raccogliendosi in silenzio. Poco più in là spiccano i segni dei rilievi della polizia scientifica sul marciapiede. «Provo una gran pena per i bambini, per gli innocenti. Sono venuta apposta per vedere questi luoghi, per condividere questo dolore» spiega Agnès, sessantenne di Marsiglia, giunta a Nizza con il marito. In molti arrivano nel primo pomeriggio sulla Promenade: con il telo sulle spalle e le ciabatte ai piedi scendono dai quartieri interni della città e si lanciano sulla spiaggia, dove il blu del mare si fonde con quello del cielo, cercando di schivare telecamere e reporter.

Tornano sul lungomare anche quelli che erano lì giovedì sera e che hanno avuto la fortuna di scampare alla follia omicida dell’attentatore. Jerome è un’operaio, è seduto sotto un gazebo, parla con tutti, vuole scacciare i fantasmi di quella notte. «È incredibile, incomprensibile quello che è successo. Era una festa, c’erano i bambini, c’erano i turisti. Sono salva per miracolo, non era la mia ora» racconta Isabelle, cinquantenne nizzarda, ad una televisione tedesca. Riaprono anche gli stabilimenti, l’esclusivo Sporting, il tradizionale Ruhl Plage, l’elegante Lidò. Però niente musica, il silenzio è quasi surreale. Una coppia di pensionati milanesi, Bruno e Luisa, mano nella mano, sfila nel controviale: «Da anni veniamo in villeggiatura a Nizza. È un posto fantastico. Questo barbaro attentato ci ha sconvolto».

Altri fiori, messaggi, magliette, lasciati negli angoli della città. Un ragazzo accompagna un gruppo di coetanee lungo la Promenade, mostrando i luoghi dell’attentato come una guida turistica. Fatima è di origine magrebina e gestisce un ristorante tunisino a poche centinaia di metri: «Adesso patiremo tutti le conseguenze di questa follia, almeno per un anno, poi tutto tornerà come prima».

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