La Nuova Sardegna

Farmaci anticancro e il lancio dell’Avastin

Nella storia dei ricercatori britannici numerosi successi internazionali nel campo delle biotecnologie

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CAGLIARI. Qualcuno ricorderà la battaglia europea scatenata dai medici in difesa dell’Avastin, un anticancro che al costo di 80 euro a iniezione è in grado di rallentare la degenerazione maculare dell’occhio. Due anni fa, per ragioni quantomeno complesse, l’Aifa - l’agenzia italiana del farmaco - consigliò agli ospedali di accantonare quella molecola considerata efficacissima dagli oculisti per puntare sul Lucentis, che costava 900 euro a dose. A molti quell’indicazione apparve inspiegabile. La questione è rimasta in sospeso, tra polemiche e annunci di iniziative giudiziarie. Ma una cosa è certa: il merito di aver studiato ed elaborato l’Avastin è della Tiziana Life Sciences, la società londinese che ha acquisito il ramo d’azienda di Shardna per rilanciare la ricerca genetica basata sulla biobanca ogliastrina. Non solo: è stato un gruppo di ricerca legato a Tiziana Life a mettere a punto il Psa, un esame semplice quanto fondamentale nella prevenzione e nella diagnosi del tumore alla prostata. Insomma: ce n’è abbastanza, almeno sulla carta, per sostenere che la creatura di Mario Pirastu è finita in buone mani. D’altronde nel campo delle biotecnologie la società amministrata da Gabriele Cerrone, quotata in borsa, ha un peso internazionale riconosciuto: lavora nella ricerca e nello sviluppo di farmaci per il trattamento delle malattie in oncologia e immunologia. Ed ora, grazie all’acquisto in saldo dei diritti su dati e campioni biologici di Shardna «potrà sviluppare - ha spiegato il fondatore Gabriele Cerrone - una nuova generazione di tecnologie con sviluppi nell’ambito delle ricerca sul controllo genotipo-fenotipo e interazioini gene-ambiente che andranno a supportare i programmi di ricerca di nuovi farmaci e di programmi diagnostici». Grazie alla banca dati ogliastrina Tiziana Life conta di «migliorare la comprensione dei fattori di invecchiamento e dei processi fisiopatologici e potenzialmente portare a miglioramenti in aree diagnostiche e terepautiche». E in Sardegna che cosa resterà? L’impegno è di mantenere laboratori e strutture, tutto quello che esiste ed è appartenuto a Shardna. Posti di lavoro? Più che altro un ritorno della Sardegna e dell’Ogliastra al centro dell’attenzione scientifica nel campo della genetica.

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