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I saldi fanno flop, negozi vuoti: in Sardegna il calo sfiora il 50%

I saldi fanno flop, negozi vuoti: in Sardegna il calo sfiora il 50%

Indagine della Confesercenti dopo il primo mese di svendite. I settori più colpiti sono l’abbigliamento e le calzature

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SASSARI. Neanche i saldi riescono a sollevare i bilanci in crisi. Il primo mese di vendite scontate si chiude con il segno meno. E a soffrire di più del calo degli affari sono le grandi città, Sassari e Cagliari su tutte. Qui il raffronto con il 2016 è impietoso, con punte negative che toccano il -50 per cento del fatturato. Il dato elaborato da Confesercenti è provvisorio ma considerato che il primo mese è solitamente quello più fortunato dal punto di vista delle vendite, tutto lascia pensare che il bilancio finale sarà negativo.

L’indagine. Su un campione di 200 esercizi commerciali di abbigliamento e scarpe presi in esame dalla Confesercenti regionale, ben il 52% ha dichiarato una netto calo rispetto allo scorso anno, il 39% ha mantenuto stabili gli introiti, e solo un 9% dichiara di aver leggermente migliorato la situazione. A soffrire di più soprattutto i negozi di abbigliamento soprattutto a Sassari e Cagliari, mentre da Nuoro e Oristano arrivano l’indicazione provvisoria di una situazione stabile, che di fatto conferma la crisi dell’anno scorso e di quelli precedenti.

Il segno meno. In ambito regionale il calo si attesta per ora intorno al 10 per cento rispetto al 2015, mentre a Sassari e Cagliari la percentuale raggiunge il 30 per cento e sfiora in alcuni casi il 50 per cento. A differenza di quanto accade solitamente, non c’è stato alcun assalto ai negozi nei primi giorni di vendite scontate. «Quest’anno – spiega la Confesercenti – i consumatori hanno aspettato l’esplosione del caldo torrido per fare i primi acquisti».

L’analisi. «I saldi sono ormai un rituale stanco – afferma Roberto Bolognese, vice presidente vicario Confesercenti Sardegna – da anni ormai le vendite promozionali pre-saldi ne hanno svilito il valore, soprattutto a causa delle grandi catene organizzate che con le tessere di fidelizzazione fanno sconti fino al 20% tutto l’anno e anticipano di almeno un mese la data dei saldi. La legge sui saldi non ha più senso così com’è, si dovrebbe eventualmente correggere o sicuramente fatta rispettare. Perché ognuno purtroppo fa come gli pare». Una concorrenza sleale secondo la Confesercenti, che, ampliata dalle vendite online, non dà respiro a chi tutti i giorni cerca di mantenere la serranda aperta e uno stipendio ai propri dipendenti. «Negli ultimi anni le merci vendute non in saldo corrispondono ad appena il 30 per cento. Non raggiungere almeno il 60 per cento prima dell’avvio dei saldi significa essere già in perdita – dice Davide Marcello presidente regionale Fismo (Federazione italiana settore moda della Confesercenti) – Invece soprattutto a ridosso della stagione delle svendite è consuetudine dei clienti chiedere lo sconto che gli esercenti in linea di massima fanno pur di non perdere la vendita».

Appello alla Regione. Un anno fa, dicono i responsabili della Confesercenti, la Regione aveva annunciato un intervento: l’assessore Francesco Morandi aveva promesso di aprire un tavolo con gli esercenti per trovare soluzioni a tutte le problematiche «che stanno affliggendo e facendo scomparire i piccoli commercianti. Ma da allora non è cambiato nulla, non è stata attivata alcuna iniziativa e siamo ancora in attesa di ricevere una convocazione.

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